Difendiamo la biodiversità del Mediterraneo

Foggia - Gli Ecologisti Democratici si dichiarano assolutamente contrari ad ogni possibilità di deroghe alle misure previste nel Regolamento Mediterraneo, che stabilisce un primo passaggio da un sistema di sfruttamento a uno di utilizzo sostenibile delle risorse ittiche e di tutela di habitat e...

in Ambiente by Vincenzo Rizzi - pubblicato il 2010-06-16 22:20
Ecologisti Democratici

Gli Ecologisti Democratici si dichiarano assolutamente contrari ad ogni possibilità di deroghe alle misure previste nel Regolamento Mediterraneo, che stabilisce un primo passaggio da un sistema di sfruttamento a uno di utilizzo sostenibile delle risorse ittiche e di tutela di habitat e specie protette.

Il Regolamento, adottato dall’UE nel lontano 2006, dopo dibattiti durati ben 6 anni, che ha coinvolto tutti gli Stati membri e le relative rappresentanze del settore, non può essere messo nuovamente in discussione, né tantomeno raggirato con la solita vergognosa politica delle deroghe e delle proroghe, a cui le lobby italiane sembrano ricorrere ogni qualvolta l’UE imponga misure di gestione della pesca più sostenibili ed oculate.

Le proteste dei politici del PDL, che cavalcano la disinformazione dei rappresentanti di categoria e pescatori sono assolutamente inaccettabili: regioni, Ministero e associazioni della pesca hanno avuto la possibilità, in tutti questi anni, di presentare proposte di modifica per rendere gli attrezzi più selettivi e per richiedere fondi per la riconversione e deroghe di cui, peraltro, le flotte italiane hanno potuto godere fino allo scorso 31 maggio.

“Protestare ora, allo scadere delle deroghe, come se fosse un provvedimento caduto dall’alto è un atto di grande scorrettezza” – dichiara Vincenzo Rizzi “Lo stato di crisi in cui versano le risorse ittiche del Mediterraneo non può sostenere una gestione della pesca basata unicamente sul consenso del settore, a scapito del recupero degli stock e della tutela degli ecosistemi marini”.

In questa confusione creata ad arte alimentata anche da una cattiva e fuorviante (dis) informazione, alcuni dati restano certi: il Regolamento è già in vigore, ci aspettiamo che venga rispettato e che si vigili sulla sua applicazione; alcuni attrezzi da pesca su cui interviene il Regolamento Mediterraneo, come ad esempio le draghe e lo strascico sottocosta tutto possono essere definiti tranne che selettivi e poco impattanti, essi sono gli elementi che hanno contribuito a desertificare un mare produttivo come l’Adriatico e, in generale, il mediterraneo.

Afferma Roberta Orsino degli Ecologisti Democratici “Le restrizioni alle attività pesca e la rinuncia a qualche specialità gastronomica sono un passo doveroso e troppo a lungo rimandato ma che andrà a vantaggio del nostro mare e delle comunità che da esso dipendono (e dei loro figli), quindi l’appello va ora ai consumatori e al buonsenso comune: non comprate telline, calamaretti, bianchetti, cannolicchi ecc. ecc!”. “Non si facciano promesse irrealizzabili, spero vengano lasciate da parte demagogia e vane illusioni. Il resto è solo illudere i pescatori con affermazioni di dubbio valore scientifico come quelle affermate da esponenti del PDL.

Gli Ecologisti Democratici ritengono le motivazioni presentate dal PDL assolutamente infondate e in base alle quali non è possibile modificare una normativa che nel 2006 è stata concordata con tutti gli stati membri e tutte le associazioni di categoria. Per tutelare realmente il settore della pesca, occorre cercare strade percorribili.

La situazione di depauperamento delle risorse marine è sotto gli occhi di tutti, pertanto questo primo passo va ulteriormente rinforzato in modo da poter intervenire con politiche attive di conservazione delle risorse marine intese come tali attraverso il loro utilizzo razionale. Tutto questo abbaiare afferma Vincenzo Rizzi ci fa pensare a quanto scritto da J. Diamond nel suo saggio da titolo Collasso - come le società scelgono di morire o vivere: Mi sono spesso domandato cosa pensasse l'abitante dell'isola di Pasqua mentre tagliava l'ultimo albero di palma. Forse gridava, come i moderni taglialegna: Non alberi, ma posti di lavoro? Oppure: la tecnologia risolverà tutti i nostri problemi! Non temete, inventeremo un materiale sostitutivo per il legno o magari: E' possibile che ci siano altre palme nelle zone inesplorate dell'isola di Pasqua. Si rendono necessarie ulteriori ricerche, perciò il divieto di abbattere gli alberi è prematuro e sparge solo il panico tra la popolazione. E' una domanda che ricorre sempre quando si studia una società che si è autodistrutta.