I miei amici di Vieste
in Ambiente by Lazzaro Santoro - pubblicato il 2009-09-01 11:11
In questa incendiaria estate molti amici si sono dati alla macchia. Altri, nel palcoscenico naturale che fu all’inizio del secolo scorso uno dei più suggestivi dell’Adriatico, la Marina Piccola, oggi martoriata da politiche urbanistiche scellerate e dai soliti mediocri architetti futuristici, mi chiedono perché scrivo. La domanda è mal posta. Ciechi di fronte all’evidenza, il mio tentativo di leggere la realtà locale suscita clamore e curiosità.
Con riferimento alla Marina Piccola, gli eccessivi, orribili e giganteschi massi scientificamente posizionati sotto via Pola, che nelle ufficiali intenzioni formano un frangiflutti (oceanico) suggeriscono una destinazione d’uso diversa. In attesa di vedere realizzato l’antico sogno dell’albergo Adriatico, il frangiflutti oceanico, pagato dalla collettività, che ha seppellito per sempre un bellissimo tratto di costa, assume curiosamente la forma di un’infrastruttura preliminare di un probabile camminamento pedonale in grado di collegare la Marina Piccola all’ex depuratore (probabile futuro albergo) e/o per una futuristica banchina portuale di un’ipotetico nuovo porto turistico, privato, da completare, dopo la costruzione di una diga foranea (che diventerà necessario per proteggere il complesso Adriatico dai marosi, sempre a spese della collettività), con un modestissimo investimento monetario grazie alle meravigliose opportunità offerte dalla finanza creativa. Seguendo una collaudatissima logica che ha il suo punto nevralgico nelle emergenze urlate (crolla via Pola! per giustificare la fattibilità tecnica ed economica del frangiflutti oceanico, il dissesto finanziario del bilancio comunale per giustificare la vendita ai privati dell’ex depuratore, le aste per la vendita dei singoli locali dell’ex complesso Adriatico deserte per giustificare la vendita in blocco dei locali e magari a prezzo convenientissimo) e nell’uso di fondi pubblici, il modello rappresenta la via viestana al capitalismo dei capitalisti senza soldi. La costruzione di opere pubbliche poi gestite da privati è la nuova frontiera del capitalismo nostrano. A Vieste la logica economica e la pubblica utilità delle opere pubbliche sono elementi surreali (già in passato gli illuminati consiglieri comunali hanno dato prova di un’allucinogena interpretazione della pubblica utilità).
In attesa di completare il puzzle del porto, menti raffinate lavorano al capolavoro della Marina Piccola. Per voi viestani, attenti osservatori della vita politica ed economica di questo paese, intuire i volti degli attori protagonisti e le strategie attuate è cosa semplicissima.
Nel paradiso dei capitalisti con i soldi degli enti pubblici, i miei amici, con la pancia piena, maschere dell’ipocrisia, fanno finta di non vedere niente.
Amen.



