lettera aperta del professor Verzio Puccini al presidente dell'IZS di Puglia e Basilicata
in Ambiente by Gianni di Bari - pubblicato il 2010-11-27 16:12
Riceviamo e pubblichiamo la lettere aperta scritta dal professore Verzio Puccini e rivolta al presidente dell'IZS di Puglia e Basilicata.
Al Prof. Giuseppe Valerio, Presidente dell’Istituto Zooprofilattico Sperimentale Della Puglia e della Basilicata
Signor Presidente,
nella qualità di ex dipendente dell’Istituto da Lei presieduto, credo opportuno e utile puntualizzare alcuni passi della lettera aperta da Lei inviata all’ Ing. Antonio Decaro, Capogruppo PD al Consiglio Regionale della Puglia in relazione ad una interrogazione sull’Istituto da lui presentata alla Regione Puglia .
Lo faccio senza alcuna vena polemica ma soltanto allo scopo di portare a conoscenza dell’opinione pubblica alcuni aspetti di quella che è stata la vita e l’attività del citato Ente negli anni compresi tra il 1952 e il 1983; sono infatti 32 gli anni nei quali vi ho prestato servizio, percorrendo tutti i gradini della carriera di sanitario, da Assistente Volontario fino ad Aiuto.
Lei afferma che” testimonianze fotografiche e filmate documentano l’asserzione che “venti anni fa da noi si diceva che l’Istituto fosse una masseria”.
Le posso assicurare che in tanti anni questa definizione non l’ho mai sentita; forse è stata coniata dopo, quando la larghezza dei mezzi, i sostanziali contributi dello Stato, permettevano un ben altro tipo di gestione, impensabile prima. Scontato che il passato non regga al paragone ma l’espressione che Lei riporta è chiaramente denigratoria e questo non posso condividerlo; l’ingiuria non è giustificata.
Tra parentesi, personalmente ho un grande rispetto delle masserie, espressione di una secolare civiltà agro-pastorale, perfettamente incastonate nell’ambiente Puglia; viste, correttamente io credo, in questa ottica, non hanno nulla da invidiare alle fattorie della mia terra, la Toscana, sorte in contesti completamente diversi.
Come Lei sa meglio di me l’Istituto è nato come Ente Morale per volontà e impegno di pochi Enti Pubblici della Provincia di Foggia e con questa veste ha vissuto fino al 1970 quando, insieme alle altre nove strutture consorelle presenti in Italia, è stato dichiarato Ente di Diritto Pubblico. Fino a quell’anno l’Istituto ha vissuto con i contributi volontari degli Enti e con i magri introiti derivanti dalla vendita dei presidi immunitari che produceva (vendita a prezzo di costo), condizioni queste che imponevano una gestione estremamente oculata delle magre risorse e non consentivano quindi di investire nel settore edilizio.
Tuttavia, anche in queste ristrette condizioni economiche l’Istituto ha avuto una sede dignitosa, il fabbricato originario al quale si sono aggiunti altri padiglioni (quelli della Diagnostica, della Fecondazione Artificiale, della Chimica e la palazzina degli Uffici), tutti in linea con i tempi ,certo ma non privi di funzionalità.
Anche le apparecchiature allora esistenti erano all’altezza dei tempi, con le limitazioni imposte dalle condizioni economiche. Si privilegiavano allora le spese per la formazione del personale, per l’acquisto delle riviste scientifiche (internet era di là da venire) e per le ricerche; potremmo dire che si badava alla sostanza.
No, non era facile allora gestire l’Istituto, eppure in quell’ ambiente, con quella povertà di mezzi, in quella “masseria”si lavorava seriamente, si sono formati professionisti di alto livello che hanno raggiunto traguardi di rilievo nella vita professionale.
Questo è dimostrato non soltanto dalla ben documentata attività di ricerca svolta in quel periodo ma soprattutto dal prestigio conquistato allora dall’Istituto e dal suo gruppo di ricerca. La sostanza appunto.
Sono quelli gli anni nei quali era Direttore il Prof Costantino Battelli, Libero Docente di Patologia Tropicale, medaglia d’oro alla Sanità Pubblica, gli anni nei quali il Prof. Eriberto Nardi, prematuramente scomparso, conseguì la Libera docenza in Parassitologia, il Prof. Tommaso Corsalini e il sottoscritto in Malattie Infettive, il Prof. Sebastio in Piscicoltura e Ittiopatologia. Unico Istituto, quello di Foggia a conseguire questi ambiziosi traguardi.
Sempre nello stesso periodo il Presidente del Comitato di Coordinamento della istituenda Facoltà di Medicina Veterinaria di Bari, Prof Orlando Montemurro, si rivolse proprio all’ Istituto Zooprofilattico di Foggia chiedendo a tutti i membri dello staff di partecipare ai concorsi per gli incarichi di insegnamento che dovevano essere attribuiti nella nuova Facoltà. In seguito a questi concorsi, rinnovati ogni anno, lo stesso Prof. Battelli, tutti i colleghi sopra citati, il Prof Giovanni Colella e il Prof. Franco Cinone, hanno svolto incarichi di insegnamento per alcuni anni e successivamente hanno lasciato l’Istituto per proseguire la carriera universitaria. Anche questo è stato un evento unico nella storia degli Istituti Zooprofilattici..
Tra coloro che sono rimasti all’Istituto, mi è caro ricordare il Dott. Giovanni Goffredo, prematuramente scomparso quando era alla Direzione dell’Ente, ultimo Direttore della “vecchia scuola” e il Dott. Domenico Palermo, chimico eccellente, il più giovane tra coloro che si sono forgiati nella masseria.
Ho vissuto i primi anni del “miracolo economico“ dell’Istituto con la Presidenza dell’Avv. Mario Carrescia: mi creda, mi sembrava di sognare nel vedere sorgere le prime opere edilizie realizzate con larghezza di mezzi, nel vedere i laboratori stracolmi di tutto quel ben di Dio di materiale e apparecchiature che fino ad allora, per le ristrettezze economiche, non ci permettevamo neppure di desiderare.
L’Istituto da povero era diventato ricco; molto più facile da gestire bene. Ma da una posizione di ricchezza non è giusto denigrare un passato di povertà dignitosa.
Lei scrive inoltre. “I nostri tecnici fino a venti, quindici anni fa erano i discepoli obbedienti degli ambienti universitari, oggi sono loro competitors” .
Mi permetta di dissentire da questa affermazione. I” vostri” tecnici oggi sono per la massima parte provenienti dalla Facoltà di Medicina Veterinaria di Bari, hanno studiato, si sono laureati con i docenti sopra citati, provenienti dall’Istituto; è ovvio che abbiano conservato rispetto e magari anche stima, nei confronti dei loro docenti; questo almeno i docenti se lo augurano. Ma non credo si possa parlare di sudditanza, espressione che mortifica entrambi. Io credo invece che la loro presenza in Istituto, la qualità del lavoro che svolgono, sia la dimostrazione di una simbiosi culturale che si rinnova nell’alternanza dei luoghi: - Istituto- Università- Istituto-, una sorta di passaggio del testimone che certifica la validità dei docenti e dei discenti e la validità dell’istituzione, quella che una volta era la vecchia masseria.
Queste informazioni signor Presidente non sono ovviamente per Lei che conosce bene la situazione per essere al vertice dell’istituzione da molti anni, ma credo sia giusto farle conoscere all’opinione pubblica, dare merito a chi, in un passato ormai remoto, confrontandosi ogni giorno tra mille difficoltà, soprattutto economiche, ha gettato le basi di quello che è l’Istituto oggi.
Credo che per questo si debba un grazie sincero a tutto il personale di allora che ha lavorato seriamente anche a prezzo di sacrifici personali, agli Amministratori di allora, al Dott. Francesco Petrilli, al Dott. Gennaro Arbore, al Marchese Benedetto Maresca, che “spaccavano in due la vecchia lira” dedicando senza compensi il loro tempo alla cura dell’Ente.
Vezio Puccini



