Come faccio a vivere qui

Deliceto - Non so se mai vi è capitato: magari durante il periodo estivo o natalizio viene il turista di turno che, nel bel mezzo di una comunicazione, vi chiede come facciamo a vivere nel paese, come sia pensabile incominciare le giornate senza averle minuziosamente organizzate tra la scuola, il...

in Attualita by Mariagrazia Bonuomo - pubblicato il 2009-05-06 10:43
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Non so se mai vi è capitato: magari durante il periodo estivo o natalizio viene il turista di turno che, nel bel mezzo di una comunicazione, vi chiede come facciamo a vivere nel paese, come sia pensabile incominciare le giornate senza averle minuziosamente organizzate tra la scuola, il lavoro, la palestra e i vari hobby che ci possono essere in città. Dico: 'Una risposta, non c’è l’ho. O meglio, l’avrei, ma non ho molto tempo per spiegartela!'.

Così, ci ho riflettuto e ora che ho un po’ di tempo, anche se forse con una filosofia spicciola, do la mia risposta, o meglio, la scrivo. Mi alzo tutte le mattine presto, rammendo la casa, curo nei dettagli mio figlio piccolo che vive grazie a me che soddisfo tutti i suoi bisogni primari. Naturalmente, tra le tante cose che non sto qui ad elencare, curo mio marito, che a volte si può sentire incompreso perché la mia giornata non è concentrata ventiquattrore su di lui come accadeva prima che nascesse il piccolo e, poi, forse nei ritagli di tempo, mi occupo di me stessa, ne ho un estremo bisogno, prima che tutti o tutto ti prendano il sopravvento.

Si studia tanto per avere un lavoro (ventisei anni della mia vita su trentadue, niente male vero?). Naturalmente, il lavoro non c’è, neanche a parlarne, ma puoi sempre avere la magra consolazione, dipende dai punti di vista, che tuo figlio possa crescere con una cultura o una mentalità diversa, il che lo terrà a passo con i tempi, ma lo renderà forse un insoddisfatto o un antagonista della mentalità di borgata, costringendolo ad uscire fuori per realizzarsi o a rimanere, con la voglia, però, di cambiare le cose. Quando vuoi consolarti ti dici “meno male che c’è la salute”, poi ti guardi intorno e dici “speriamo che questa volta non tocchi a me o a qualcuno dei miei cari”. Vai a letto ansiosa sperando che quel lamento continuo o quel mal di testa a grappolo non sia niente di grave e scompaia al più presto.

La differenza maggiore tra noi e uno di città sta forse nel fatto che noi abbiamo il tempo per le pippe (o seghe) mentali. Comunque tu le voglia chiamare, sono tutti quei pensieri positivi e, soprattutto, negativi che ti riempiono le giornate, che si propongono la mattina e ti accompagnano tutto il giorno fino a quando t’infili nel letto e li conti uno ad uno come fossero pecore, cento e uno, cento e due, cento e tre. La persona che vive in città, da questo punto di vista, è agevolata, forse perché ha mille attività da fare, qualche disciplina orientale di difesa personale, qualsiasi attività che rientri nella categoria “hobby” o “fai da te”, tutto è utile, oltre a darti quel non so che di figo, allontana inconsciamente qualsiasi pippa mentale che sopravviene.

Organizzarsi e rendersi la vita infernale per non pensare, poi alla vecchiaia o durante le vacanze, tornare “da noi” per recuperare tutto il tempo perduto e rendere le giornate a noi più difficili, dicendo: “Ma come vivete qui, non c’è niente!”; oppure: “Goditi la vita, io ho lavorato tanto, ho fatto tante cose…”, sì, ma ora, chissà perché, sei finito qui!!! Forse perché nel momento in cui la vecchiaia ti ha dato modo di pensare (…ritornano le pippe mentali) ai veri valori e bisogni della vita, ti sei reso conto che il luogo dove sei nato, la famiglia che hai lasciato, sono le cose principali per andare avanti e per affrontare la solitudine che incombe alla fine in ognuno di noi, alternandosi con quelle piccole gioie e soddisfazioni che la vita ti può regalare solo se hai il tempo di fermarti a godertela nella maniera più semplice e naturale. Ti sei reso conto che forse hai perso tempo, che tutte quelle attività ti hanno sì riempito la quotidianità, ma ora tutto sembra volato via.

Caro amico, come faccio a vivere qui? La risposta è semplice: mi prendo quello che viene e come mi viene, sperando in un periodo migliore, quando sto male, godendomela quando tutto fila liscio, magari anche aspettando e sognando, di tanto in tanto, quel fatidico colpo di culo che possa cambiare la mia vita in meglio… o in peggio: lo scopriremo solo vivendo! Intanto, sono qui e non fuggo da me stessa, affronto tutti i giorni pensieri positivi e negativi, vivo la realtà di tutti i giorni sperando che tutto questo mi dia, alla fine, la serenità desiderata.