Diffondere la cultura della legalità, tutelare le imprese che denunciano

Roma - "Se concordiamo sul principio che le imprese accondiscendenti verso il racket danneggiano il sistema economico e sociale, abbiamo il dovere di assumere la responsabilità di tutelare più e meglio chi denuncia e promuovere una maggiore responsabilità sociale da parte del...

in Attualita by on. Michele Bordo - pubblicato il 2008-10-14 3:01
on. Michele Bordo

"Se concordiamo sul principio che le imprese accondiscendenti verso il racket danneggiano il sistema economico e sociale, abbiamo il dovere di assumere la responsabilità di tutelare più e meglio chi denuncia e promuovere una maggiore responsabilità sociale da parte del sistema imprenditoriale.

Dobbiamo fare in modo che scendere a patti con la mafia diventi più rischioso e meno conveniente". In estrema sintesi, è la motivazione che ha indotto l'on. Michele Bordo (PD) a presentare una proposta di legge per estendere le sanzioni connesse alla responsabilità amministrativa anche alle aziende che traggano vantaggio dalla commissione dal favoreggiamento nei confronti di un'organizzazione mafioso-camorristica imputabile all'imprenditore o a un dirigente aziendale.


"Certamente il Governo non sta svolgendo fino in fondo la sua funzione nel campo della sicurezza, settore tra i più colpiti dai tagli di Tremonti – continua Bordo – ma per vincere questa battaglia c'è bisogno di un'assunzione di responsabilità diffusa e condivisa. Anche da parte del sistema imprenditoriale: lo testimonia la positiva esperienza di Confindustria Sicilia, che è mia intenzione rafforzare con questa proposta di legge".


L'obiettivo, dichiarato nella relazione introduttiva alla pdl, è "punire le imprese che, con acquiescenza e connivenza, concorrono a rafforzare le organizzazioni criminali. Sanzioni che hanno un preciso e consistente peso economico, e che determinano, appunto, anche un'evidenza sociale a cui è difficile sfuggire: interdizione dall'esercizio dell'attività; sospensione o revoca delle autorizzazioni, licenze o concessioni funzionali alla commissione dell'illecito; divieto di contrattare con la pubblica amministrazione, salvo che per ottenere le prestazioni di un pubblico servizio; esclusione da agevolazioni, finanziamenti, contributi o sussidi e l'eventuale revoca di quelli già concessi; divieto di pubblicizzare beni o servizi". Ciò all'interno del già definito quadro normativo della legge 231/2001, con cui si è introdotta la responsabilità sociale dell'impresa.


D'altronde, il procuratore nazionale antimafia, Pietro Grasso, nella recente audizione dinanzi alle Commissioni riunite Affari Costituzionali e Giustizia del Senato, "ha chiesto l'adozione di sanzioni penali nei confronti degli imprenditori che non denunciano gli estorsori; che trovano e perseguono forme di convivenza e, in molti casi, di convenienza economica. E ciò a scapito degli imprenditori onesti: quelli che denunciano, quelli che non pagano, quelli che talvolta vengono ammazzati. Ecco perché – conclude Michele Bordo – è necessario sanzionare comportamenti che sono eticamente e socialmente inaccettabili".