Il giacimento preistorico di Grotta Paglicci rischia di crollare
in Attualita by Ufficio stampa Centro studi Paglicci - pubblicato il 2009-09-04 11:45
Il giacimento paleolitico di Grotta Paglicci, uno dei più importanti siti preistorici del pianeta, rischia di crollare tra l’indifferenza generale delle Istituzioni a tutti i livelli. A lanciare il disperato grido d’allarme è ancora una volta il Centro Studi Paglicci e il suo presidente Enzo Pazienza che, forte del Coordinamento delle Associazioni Attive del Gargano, annuncia una importante giornata di studi a Rignano Garganico per tentare di trovare una soluzione immediata al possibile disastro. Nel corso della manifestazione, che durerà una intera giornata e prevedrà un sopralluogo nel Riparo Esterno della Grotta si concluderà con un convegno sul tema chiaramente provocatorio "La salviamo o la chiudiamo?". Nel corso della manifestazione si parlerà nello specifico di: crollo dell'area più antica e messa in sicurezza del sito; riapertura degli scavi, interrotti da circa 4 anni; fruizione del bene; esproprio del giacimento (tutt'oggi di proprietà privata); inaugurazione e gestione dei Musei ubicati in paese (finora non ancora ultimati). Interverranno per l'occasione i presidenti, i dirigenti e i volontari delle associazioni più attive del Gargano, della Capitanata e della Puglia, i presidenti e gli amministratori degli Enti pubblici territoriali, i presidenti, gli amministratori e i soci di alcune aziende pugliesi, gli assessori e i consiglieri regionali, i senatori e i deputati della Capitanata. La data e il programma completo dell'iniziativa saranno resi noti nei prossimi giorni. Ma torniamo ai “guai” di Grotta Paglicci. Il giacimento, che ha restituito negli ultimi 50 anni oltre 45.000 reperti preistorici databili tra i 500.000 e gli 11.000 anni da oggi, con una stratigrafia e presenza umana uniche al mondo, rischia da alcuni anni di implodere inesorabilmente, vanificando il sapiente e certosino lavoro di ricerca e di messa in sicurezza degli ultimi decenni. Gli scavi, condotti magistralmente dagli studiosi dell’Università di Siena, sono interrotti per questo motivo, ma anche per mancanza di fondi, da circa 4 anni e sicuramente non inizieranno a breve. Sono previsti solo sopralluoghi ed esplorazioni superficiali. Le Istituzioni, che da diversi anni latitano sull’argomento (finora si sono sentite solo chiacchiere, ma non si è visto nulla di concreto), continuano ad ignorare gli appelli del Centro Studi Paglicci e del Coordinamento Amici di Paglicci, annunciando continuamente soluzioni che si rivelano ad ogni occasione vere e proprie bolle di sapone. Qualche mese fa ci fu in paese anche un sopralluogo della soprintendente ed archeologa Anna Maria Tunzi Sisto, che propose al Comune, al Parco Nazionale del Gargano e alla rinata Comunità Montana del Gargano dei rapidi interventi a tutela del bene comune. Per prima cosa l’esproprio urgente del bene, ancora oggi nelle mani di privati; lo stanziamento urgente di fondi per la messa in sicurezza della struttura cavernosa. Cosa è accaduto da allora? Nulla, nulla, nulla. Solo becere elucubrazioni orali di sterili inetti. Di qui la presa di coscienza delle principali associazioni attive del Promontorio che l’8 settembre 2009 a Peschici chiederanno a gran voce alle Istituzioni pubbliche di intervenire per salvaguardare questo e tutti gli altri meni monumentali, artistici, architettonici e paesaggistici disseminati lungo l’intera Montagna del Sole. Si parlerà tra l’altro, di Santa Maria di Kalena a Peschici e di Santa Barbara a Rodi. Paglicci, Kalena e Santa Barbara potrebbero entrare a far parte presto dei beni dell’umanità ed essere riconosciuti e tutelati dall’Unesco. Di questo e di altro se ne discuterà tra qualche giorno, si spera solo che Provincia, Regione, Parco, Comunità Montana e Comuni ne possano approfittare per offrire alle associazioni un messaggio di serietà e di vicinanza. Sarà così?
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