In viaggio verso l'Aquila
in Attualita by Associazione Lavori in Corso - pubblicato il 2009-04-16 10:04
Sabato 11 aprile siamo partiti per l’Aquila, per consegnare di persona alla Protezione Civile tutti i beni di prima necessità, raccolti dall’Associazione Lavori in corso, dall’UGR 27, da MONTEGARGANO, da NEWSGARGANO, dall’AGESCI e dalle ACLI qui in via Sacro Cuore e offerti da voi montanari per le popolazioni abruzzesi colpite dal sisma del 6 aprile.
Al Colonnello Francesco Saverio Agresti (Comandante del 32° Stormo di Amendola), al Tenente Colonnello Giuseppe Lauriola (Comandante dei Servizi Logistici di Amendola) e ai loro uomini dell’Aeronautica Militare italiana va il ringraziamento dell’Associazione Lavori in Corso, dell’UGR 27, di MONTEGARGANO, di NEWSGARGANO, dell’AGESCI e delle ACLI, per aver messo a disposizione i mezzi e gli uomini necessari per affrontare questo viaggio.
Abbiamo percorso la strada verso l’Abruzzo animati da due stati d’animo prevalenti: l’ansia per le orme di una tragedia che piange i suoi morti e che presto avremmo osservato da vicino e la voglia di affrontarla per dare merito alla generosità e solidarietà dimostrata da tantissimi montanari in questa occasione. Monte Sant’Angelo, la nostra città, ha riempito il nostro cuore di orgoglio, perché in questo triste frangente ha saputo declinare i suoi valori più autentici, offrendo il meglio di sé, “senza se e senza ma”.

Al punto di arrivo, chiamato “COM2”, per la raccolta e smistamento degli aiuti, in prossimità della città di Fossa a pochi chilometri da l’Aquila, ci ha accolti un importante schieramento di uomini della Protezione Civile. Siamo stati indirizzati nel punto di scarico di tutti i beni di prima necessità e abbiamo osservato da vicino la grande macchina della solidarietà italiana funzionare; persone provenienti da ogni parte dell’Italia sono impegnate sul posto a dare assistenza e supporto ai tanti sfollati e ai loro disagi.
L’Aquila ci è sembrata una città fantasma; il tempo si è fermato Lunedì 6 aprile; una comunità intera è stata derubata della sua quotidianità da un terribile evento naturale; il filo delle abitudini giornaliere è stato spezzato e dei progetti futuri di ciascuno oggi resta solo un’eco lontana. Come è facile immaginare, il cataclisma produrrà effetti dirompenti sull’economia del posto e la ricostruzione dell’apparato universitario e degli altri centri che la sostenevano e la facevano girare, richiede sforzi enormi in termini di risorse economiche e su questo punto nessuno dovrà evitare di fare la propria parte. La partita più importante e impegnativa dovrà ancora essere giocata e vinta, perché le ferite di questa tragedia di primavera siano rimarginate.
Molto spesso in questi anni la televisione ci ha abituati a vedere morti e case distrutte per mano di altri uomini ma in questo caso ci si sente ancora più piccoli e impotenti, perché a seminare morte e creare tanta distruzione è stato qualcosa che nessuna diplomazia o forza di pace può frenare o arginare: la natura. Sembra ormai certo che il 90% degli immobili sia vistosamente lesionato; la maggior parte delle case è ancora in piedi ma quasi tutte sono percorse da una serie di fratture molto evidenti e profonde; ogni angolo delle città, interessate dal cataclisma, è stato scosso e seriamente compromesso e per ora le tendopoli sembrano l’unica possibilità per chi non vuole lasciare la terra d’Abruzzo.
L’assedio e la presenza massiccia in tutto il territorio di uomini delle forze armate e dei vigili del fuoco, ancora intenti a cercare le vittime del disastro, offrono un senso di sicurezza, ma ogni cosa inevitabilmente rievoca il dolore per quei ragazzi morti sotto il crollo dello studentato e per tutte le altre vittime di questo terribile e devastante terremoto.
Tanti giovani studenti montanari erano a l’Aquila quella notte e ciascuno di loro miracolosamente è riuscito a mettersi in salvo. Le loro storie descrivono momenti di paura mescolati a stati di concitazione per quanto stava accadendo e, nel più profondo rispetto per le vittime del cataclisma, oggi potremmo dire che San Michele Arcangelo li ha protetti, consentendo loro di riabbracciare i propri cari
Antonio Masulli(www.associazionelavorincorso.it)



