Intervista a Tina Capano, titolare del Centro Educativo Socio Culturale delicetano
in Attualita by Pasquale Capano - pubblicato il 2010-01-07 11:40
Il Centro “Trilly” di Deliceto, nel territorio dei Monti Dauni Meridionali, è l’unica realtà concreta attiva nel settore sociale come centro Educativo Socio Culturale, occupandosi di disparate attività per più fasce d’età, dall’infanzia all’età adulta, attraverso la collaborazione con enti istituzionali, in particolare Scuola e Comune. TRILLY nasce dal progetto Regionale denominato PETER PAN, risalente alla fine degli anni ’90, ed è proposto dalla Regione Puglia come esempio da imitare per l’attuazione dei Centri Ludici Comunali: ad esso oggi fanno riferimento le Amministrazioni Comunali che, anche se tardivamente, desiderano aderire al progetto, come nel caso di Ascoli Satriano, in cui un identico centro è stato aperto da pochi mesi, e Castelluccio dei Sauri, in cui si sta tentando di riaprire quello chiuso circa un anno fa.
Nonostante requisiti del genere, il centro TRILLY non ha mai avuto vita facile a Deliceto, a causa di equivoci creati proprio dalle Istituzioni del paese, quelle che avrebbero dovuto supportare un’iniziativa fuoriuscita dalle proprie stanze, ma che invece non hanno fatto altro che alimentare polemiche, anche fra la gente comune. Oggi che il sostegno del popolo delicetano proprio sembra non mancare, le prospettive future per il centro non sono molto rosee. Per capire meglio la paradossale situazione delicetana, in cui uno dei rari esempi virtuosi di progettualità istituzionale andata a buon fine viene contrastata, abbiamo chiamato in causa la titolare del centro, Tina Capano:
'Solitamente vengono presentati progetti col solo fine di intascare soldi facili, di fare cassa, senza avere reali prospettive di realizzazione, è quello che riscontriamo ogni giorno nella condotta di chi ci governa, a qualsiasi fazione appartenga. Una volta che finanziamenti regionali fruttano un posto di lavoro e servizi seri e concreti per un’intera comunità, nonché il relativo circuito economico messosi in moto intorno ad essi, come nel mio caso, la sopravvivenza viene messa a dura prova, si tenta di buttare fango e contrastare un’attività, e questo solo per mero opportunismo, a più livelli'.
Cosa ti preoccupa così tanto?
«Oggi sono tornate alla carica voci (chiamiamole così), già sentite e sopportate in passato, di una possibile chiusura del centro. Purtroppo, o per mia fortuna, chi ci governa oggi, come chi governava in passato, è molto superficiale e non si attiene alla documentazione ufficiale, su cui tra l’altro appone delle firme!».
Spiegaci meglio cosa vuoi dire e da cosa nasce la tua delusione.
«Da una convenzione stipulata fra 12 comuni sui 16 della Comunità Montana, scaturì il progetto PETER PAN, volto a sfruttare i fondi stanziati dalla Regione a sostegno dell’infanzia e dell’adolescenza con gli art. 6 e 7 della Legge n. 285/97 e L.R. n. 10/98. Tale progetto, concretamente, era finalizzato a promuovere la nascita di Centri Ludico-Educativi in ogni Comune. La Comunità Montana, con la Presidenza di Carmelo Morra, ha accolto la proposta dei Comuni, la Regione ha finanziato il progetto».
In che modo si esplicava il progetto?
«Citando il progetto presentato dai comuni nel 2001, il Comune avrebbe avuto il compito di dare la disponibilità di locali, o all’interno o nei pressi della scuola, per ospitare le “Ludoteche”, con canoni a carico del Comune: io ho ricevuto dei locali comunali in disuso da circa 6-7 anni, precedentemente utilizzati dalla Scuola. Rimessili in sesto e a norma, avrei dovuto ricevere dal Comune il rimborso per le spese sostenute, ma ad oggi non ho visto né lire, né euro».
In cambio di questa concessione, il Comune cosa avrebbe guadagnato?
«Il senso del progetto PETER PAN sta proprio nel “restituire” ai Comuni degli operatori “professionalizzati”, in grado di attivare utenze e progetti e quindi di gestire autonomamente, a livello comunale, i laboratori. Insomma, offrire quel servizio che mancava, e spesso ancora manca nelle nostre piccole cittadine, ma che le istituzioni hanno il dovere di offrire nel settore sociale, di supporto alle famiglie e alle istituzioni, a disposizione di Amministrazioni Comunali, Scuole, ASL, associazioni e privati».
Oggi il centro è gestito in maniera privata…
«Sempre secondo il progetto, l’obiettivo era quello di “mettere in moto” dei futuri “ludotecari” che sapessero camminare con le proprie gambe anche quando il progetto Peter Pan si fosse concluso, cioè avere la capacità di gestire autonomamente il centro, al pari di un qualsiasi settore della pubblica amministrazione, della quale sarei entrata a far parte. Non avere un’attività propria, privata, ma lavorare sotto l’ala del Comune. Invece, mi sono ritrovata a lavorare veramente da sola, perché le istituzioni non hanno creduto e non sono state capaci di sfruttare un’attività di loro competenza. Una volta avviata l’attività, il sostentamento era previsto attraverso fondi comunali o attraverso l’utenza: si è scelta la seconda opzione, in maniera forzata».
Perché in maniera forzata?
«Figura incentiva nell’esecuzione del progetto è la responsabile comunale dei servizi sociali; il problema principale è proprio questo: la responsabile si è mostrata disinteressata, non ha avuto le idee chiare su come sviluppare e sfruttare un’attività come la mia, che avrebbe dovuto essere una naturale estensione della sua, infatti, come da progetto, avrebbe avuto il compito di indirizzare verso il Centro i più bisognosi (disabili, emarginati, deviati, ecc…) per un adeguato reinserimento sociale. Ciò non si è avverato, non per mia indisponibilità, anzi, mi è stato semplicemente detto di cavarmela da sola…».
Come è andata in questi anni?
«Inizialmente, la collaborazione con la scuola, in particolare, è stata fruttuosa. In questo caso si deve ringraziare l’Amministrazione Comunale e la mia indole propositiva. Faccio degli esempi: si sono fatte tantissime iniziative con la scuola, dai cineforum alle recite e tanto altro, di cui hanno usufruito i ragazzi della scuola dell’infanzia, della primaria e della secondaria; si è fatta assistenza e sorveglianza ai bambini del rientro, con servizio mensa, fondamentale per le famiglie che vivono nelle zone limitrofe di Deliceto. Negli ultimi sette anni, il Centro ha lavorato con Scuola, Comune, associazioni e privati di Deliceto e non solo, visto che presto gratuitamente, a nome del Comune di Deliceto, numerosi servizi nei 13 Comuni aderenti al progetto PETER PAN».
Qual è infine la situazione attuale?
«Ad oggi la sottoscritta è ancora operatrice volontaria per il Comune di Deliceto per il progetto PETER PAN: fino a prova contraria TRILLY è ancora aperto, anche se manca la sinergia di una volta con la scuola ed il Comune, apparentemente senza spiegazioni, ma in realtà con delle motivazioni ben precise: nell’ultimo anno non si è pensato al bene dei bambini e delle loro famiglie, non si sono portate a termine le iniziative di sempre, e questo solo per opportunismo politico, perché a giugno ci sono state le elezioni, e a molti faceva comodo mettere in cattiva luce il centro. Infatti, il centro TRILLY, che oggi svolge un ruolo fondamentale nel tessuto sociale del paese, è stato un argomento di campagna elettorale, anche nei comizi, nei quali è stato indicato come un “simbolo del degrado di Deliceto”, cosa sconvolgente, se si pensa che il Sindaco attuale è anche assessore alle politiche sociali della provincia di Foggia».
E’ vero che ti è giunto un invito scritto a lasciare i locali?
«Sì. Ora, però, sono in attesa di incontrare il sindaco per chiarire di persona la situazione, con la speranza che almeno questa volta ci sia spirito di collaborazione, memori del fatto che si sta parlando di un servizio che interessa la comunità nella sua interezza».



