Intervista alla prof.ssa Simone Giuseppina dell'Ist. Vincenzo Amicarelli
in Attualita by Donato la Torre - pubblicato il 2010-01-06 13:28
Abbiamo assistito alla rappresentazione che avete svolto il giorno 21 e 22 dicembre presso l’auditorium delle Clarisse, ci volete parlare di questo progetto?
R. È consuetudine dell’Istituto Comprensivo “V. Amicarelli” realizzare una rappresentazione in occasione delle festività natalizie, per incontrare i genitori dei nostri alunni e scambiarci in modo gioioso gli auguri. Il lavoro di quest’anno, mi è stato chiesto dalla Dirigente nel mese di agosto e allora si prevedeva un breve testo natalizio da realizzare nel nostro Istituto. Il tutto, poi, è partito da una visita dei ragazzi, coinvolti nel Progetto “Coloriamo il nostro futuro”, accompagnati da me e dal prof. Michelantonio Armillotta, che condivide tale progetto, alla Casa di Riposo nell’ex Convento dei Cappuccini. Tra i vari obiettivi di questo progetto, infatti, oltre alla solidarietà verso gli anziani, gli emarginati, c’è il recupero dell’ambiente e delle tradizioni.Nella nostra visita gli ospiti anziani, proiettati nel passato, ci hanno fatto rivivere momenti della loro vita e nello stesso tempo ci hanno fatto comprendere quanto sia difficile vivere lontano dagli affetti familiari. Partendo da queste esperienze di vita, con il prof. Antonio Giardino, ho ideato il testo, puntualizzando il disagio di queste categorie di persone che, specie durante le feste natalizie, avvertono ancor più l’abbandono da parte dei familiari. Nell’evidenziare il contrasto generazionale non ci è dispiaciuto trattare l’argomento in maniera umoristica proprio per far presa sulla coscienza degli spettatori e per indurli a riflettere relativamente alla condizione dell’anziano di oggi. Gli indovinelli sono stati estrapolati dal testo “Folclore Garganico” di G. Tancredi, mentre le poesie sono nate dalla sensibilità del prof. A. Giardino.
Cosa vi spinge a dedicare ore e ore di lavoro per realizzare una rappresentazione di così alto livello storico-sociale-culturale?
R. L’insegnamento, prima di essere un lavoro è una missione! Il docente è a contatto con i ragazzi, con i futuri cittadini di domani, con coloro che ci comanderanno e, se non collaboriamo con le famiglie per dar loro degli input positivi, non dobbiamo, poi, lamentarci se la società va a rotoli! In tanti anni di insegnamento ho sempre fatto rappresentazioni teatrali, la soddisfazione di vedere i genitori, gli alunni, il pubblico commossi non si può descrivere; tutto ciò mi induce a continuare per questa strada perché i miei ex alunni, oggi padri, di Vico del Gargano ricordano ancora con affetto e nostalgia i momenti trascorsi insieme. Le ore impiegate sono ovviamente tante, ma vi assicuro che non ci pesano quando pensiamo che l’obiettivo primario è la crescita armoniosa dei ragazzi che i genitori ci affidano con tanta fiducia! Io sono convinta, e l’esperienza me lo conferma, che la recitazione serva a tutti i ragazzi, specialmente ai più timidi, per rafforzare la propria autostima.
Abbiamo avuto modo di chiedere ai ragazzi che hanno partecipato alla rappresentazione, il senso della commedia, dalle risposte abbiamo ben compreso che il lavoro non si limita solo a far imparare a memoria le parti, ma c’è dell’altro, ci vuole dire cosa?
R. La semplice memorizzazione delle parti da recitare non era l’obiettivo primario, per far calare i ragazzi nel ruolo da loro impersonato, abbiamo ricreato i momenti di vita del passato non tralasciando l’aspetto ludico e socializzante.
I genitori hanno espresso in vario modo la loro soddisfazione, dopo aver assistito alla rappresentazione, di certo si aspettano altro per fine anno, cosa ci preparerete?
R. Posso anticipare che abbiamo in progetto un’altra rappresentazione ed i ragazzi che hanno aderito con entusiasmo alla nostra proposta di Ampliamento dell’Offerta Formativa sono circa una quarantina! Sarà una gran bella sorpresa.
Come mai la scelta del dialetto come linguaggio di rappresentazione?
R. Pasolini diceva: “Il dialetto è una lingua a sé che nessuno deve dimenticare, per portare con sé le proprie tradizioni e la propria storia”.



