La scuola "Vincenzo Amicarelli" festeggia l’Unità d’Italia

Monte Sant'Angelo - Dopo un secolo e mezzo dall’Unità d’Italia, c’è una nuova “questione nazionale”,  si attende un nuovo Risorgimento La scuola “V. Amicarelli” celebra l’Unità d’Italia, ma chiede di abolire la “Questione...

in Attualita by Donata dei Nobili - pubblicato il 2011-03-21 8:24
Monte Sant'Angelo

Dopo un secolo e mezzo dall’Unità d’Italia, c’è una nuova “questione nazionale”,  si attende un nuovo Risorgimento

La scuola “V. Amicarelli” celebra l’Unità d’Italia, ma chiede di abolire la “Questione Meridionale” per rompere la subalternità, la volontà del Nord di mantenere il redditizio vantaggio di potere, acquisto con le armi e con una legislazione squilibrata. La scuola assume un ruolo determinante nel riconsiderare gli aspetti storici taciuti per rafforzare lo stato unitario italiano

E’ il centocinquantesimo anniversario dell’Unità d’Italia!  Monte Sant’Angelo festeggia. Il 17 marzo, l’Amministrazione Comunale e le Istituzioni scolastiche locali hanno voluto ricordare l’evento storico con manifestazioni pubbliche.  

Un corteo tricolore di ragazzi, cittadini, autorità civili e scolastiche ha attraversato le tortuose e storiche strade per raccogliersi in piazza della Libertà, accolto dalle melodie risorgimentali del complesso bandistico della Città. L’atmosfera patriottica ha impregnato la comunità per tutta la giornata. Nel pomeriggio, la Città  con i suoi rappresentanti istituzionali si è ritrovata presso il teatro delle “Clarisse”, per riconsiderare la storia sociale, politica e linguistica delle genti italiche.  L’Istituto Comprensivo Statale “Vincenzo Amicarelli” ha voluto esserci per ricordare, con la partecipazione della comunità scolastica, la storia, il sacrificio di tanti giovani meridionali e settentrionali per l’Italia Unita.  La dirigente scolastica, Enza Santodirocco,  ha condiviso l’idea dei docenti e degli alunni  di rafforzare la memoria storica unitaria montanara con un intervento pubblico,  rivisitando la ricostruzione storica della lingua italiana, da lingua letteraria a lingua d’uso nazionale. Un gruppo di alunni delle classi terze, preparato dalla prof. ssa Maria Michela Stelluti,  ha declamato stralci di opere letterarie da Dante ai nostri giorni. Il Consiglio Comunale dei ragazzi della “V. Amicarelli” e il mini sindaco,  Maria Chiara Lauriola, hanno contribuito alla manifestazione anche  con una mostra di costumi tricolore d’epoca - dall’Ottocento ad oggi -  realizzati dall’alunna Graziana Meloro.  In questa bella giornata colorata di verde, bianco e rosso, il dirigente scolastico dell’Istituto Comprensivo Statale “Giovanni XXIII”, Giuseppe Ciuffreda, ha  evidenziato l’importanza della scuola pubblica nella costruzione dei processi storici di libertà e democrazia del popolo italiano unitario. Ad avvolgere di emozioni le calde idealità risorgimentali ed unitarie,  ci ha pensato, in rappresentanza del Circolo Didattico “G. Tancredi”, il prof. Michele D’Arienzo con il raccontare fatti storici descritti nel suo libro “Giovanni Tancredi e la Scuola Elementare nell’Unità d’Italia”. A conclusione della giornata di festa,  la serata è stata allietata dalle vibranti melodie patriottiche “Và pensiero” e “Fratelli d’Italia” del Coro Polifonico “Vocinsieme”, diretto dal maestro Antonio Falcone. In questo clima risorgimentale,  i pensieri, i sentimenti, le suggestioni, lo spirito della storia hanno accompagnato  il pubblico negli accadimenti del tempo passato.

Era il 1842, quando il “ Và,  pensiero” di Giuseppe Verdi sconvolse, come un tuono, i cuori dei patrioti “italiani”. In quel tempo antico, quando l’opera fu data alla “Fenicia” di Venezia, tutto il pubblico, in piedi, lo cantò a piena voce, agitando bandiere tricolori verso i palchi gremiti di ufficiali austriaci. Da quel momento, divenne l’inno del Risorgimento. In quegli anni di insurrezione e repressione, di prigione e carcere, molti giovani patrioti immolarono la loro vita per “l’Italia, unita e libera dai tiranni”. Tra questi, c’era il genovese Goffredo Mameli. Nell'autunno del 1847, in quel clima di fervore patriottico, che già preludeva alla guerra contro l'Austria, l'allora ventenne studente e patriota  Mameli, scrisse il Canto degli Italiani “Fratelli d’Italia”. Ferito in battaglia alla gamba sinistra, a soli 22 anni, muore, recitando versi in delirio. Dopo i moti carbonari del 1820-21 e del 1831, che videro la partecipazione di Silvio Pellico, Ciro Menotti, Giuseppe Mazzini e Vincenzo Gioberti e tanti altri patrioti, tra cui anche Gian Tommaso Giordani, il tributo all’Unità d’Italia venne pagato con tre guerre d’Indipendenza, una guerra di conquista-annessione del Sud e con tante vite distrutte, fino al termine della prima  guerra mondiale. Ma il ricordo si ferma al 17 marzo del 1861, quando il Senato e la Camera dei Deputati approvarono che il Re, Vittorio Emanuele II, assumeva per sé e suoi successori il titolo di Re d’Italia. Quel giorno, nella gelida Torino, nacque lo Stato Italiano. Era, quello, lo stesso anno in cui nelle strade del Meridione si massacravano  migliaia di contadini e di  pastori, che ignari avevano dichiarato guerra al neo Stato unitario. Erano chiamati briganti, arrestati e deportati nelle prigioni-fortezze del Piemonte. Contadini e pastori illusi dal riformismo garibaldino, aizzati nei massacri dai galantuomini locali e privati dalle poche certezze materiali e giuridiche borboniche dal nuovo stato nazionale.  In questo scenario socio-politico,  nasceva la “Questione Meridionale”.  Milioni di meridionali lasciarono la propria terra ed emigrarono verso il nuovo mondo: l’America. Con le risorse finanziarie del Regno delle Due Sicilie  le classi dirigenti unitarie risanarono l’economia del neo stato italiano, mentre con la tassa sull’immigrazione, imposta solo agli emigranti del Sud , avviarono lo sviluppo del Nord. Quella nazionale è stata una storia tormentosa. Con la Grande Guerra i meridionali incontrano i “fratelli d’Italia” nelle trincee, dove morivano per completare l’Unità d’Italia. Il fascismo rafforzò il vecchio patto  di potere, socio-politico, rinsaldando l’accordo tra gli agrari del Sud e gli industriali del Nord. Nonostante la lotta partigiana, la  neonata Repubblica non sciolse il vecchio nodo dell’Unità. Il Sud continuò ad essere una vera colonia del Nord.  Al bisogno, offriva le braccia per le industrie del triangolo industriale, mentre le classi dirigenti meridionali si limitavano a gestire le risorse della Cassa del Mezzogiorno, che favorì lo sviluppo di “cattedrali nel deserto”. Il resto è storia di oggi. Storia di un primo e secondo Risorgimento italiano svuotato e negato.

Nel Nord, spadroneggia la Lega nord, che  ha imposto  la sua propaganda politio-elettorale contro il Sud, invocando, secondo l’opportunità, la secessione. Un partito di governo che  non solo rifiuta i simboli della storia unitaria italiana, compresa la bandiera tricolore e l’inno di Mameli “Fratelli d’Italia”, ma che manipola l’informazione e falsifica la storia del primo Risorgimento italiano. Un processo politico nazionale disgregante che può essere fermato solo da una scuola pubblica, capace di risvegliare le coscienze attraverso la costruzione della memoria storica. Una scuola capace di infondere nei cuori dei nuovi italiani la passione “politica”, che caratterizzò i tanti giovani italiani del primo e del secondo Risorgimento.

Ed allora, buon compleanno Italia e lunga vita.