Presentazione del libro ''L'olmo di San Michele''
in Attualita by Donato La Torre - pubblicato il 2010-09-13 13:05
"Il P.Francesco Taronna, il Giovannino dei nostri tempi, con il presente lavoro "L'Olmo di San Michele", che noi completeremmo " nel ricordo di un tempo migliore", non soltanto ha voluto rendere un doveroso Omaggio all'Arcangelo Michele, verso il quale, insieme a noi, ha nutrito da sempre una grande devozione, ma ha voluto tratteggiare anche un nostalgico ricordo, parziale sen'altro come lui stesso ammette, della sua e nostra vita all'ombra del grande albero, amico della nostra fanciullezza e custode dei tanti segreti della nostra adolescenza ingenua e sfaccendata.
"Ha voluto ricordare quell'età felice unitamente ai tanti episodi veri, anche se non tutti,, e talvolta in piccola parte inventati; ha posto l'accento sulla vita di quei tempi quando non c'erano tante distrazioni mentre il ridotto tempo libero, a causa di lavori necessitati da ristrettezze familiari, era quello passato all'ombra della Basilica di San Michele nel suo lato occidentale prospiciente la valle di Carbonara o sulle balze scoscese 'de sott'a l'Ulme', l'abero gigantesco impresso ancora negli occhi di tutti quelli che, come noi, hanno avuto la fortuna di averlo conosciueto e di aver usufruito del suo ottimo servizio ecologico in mezzo alla natura della Montagna sacra durante tutte le stagioni... (Da l'Intervento dei ragazzi dell'olmo). "...Da parte mia l'essermi ritrovato ragazzo tra le pagine di questo libro mi ha commosso fino alle lacrume, lacrime di un emigrante come tanti, sparsi per il mondo. Qualcuno di loro forse non scoprirà mai che l'Olmo di San Michele è morto e quindi esso continuerà a svettare nella sua memoria con la sua chioma e la sua statura gigantesche, regno di tutti gli uccelli del Gargano, regno degli angeli e dei cherubini, regno dei ricordi di infanzia ditutte le generazioni che si sono succedute nei secoli dei secoli. "I rapporti con la mia terra d'origine sono scarsi, non per mancanza di desiderio o di volontà, ma per colpa di quei legacci che la vita di oggi ci stringe ai polsi e alle caviglie, inchiodandoci al nostro trespolo di quotidiana sofferenza.
Questo tormento ormai mi fa straniero mella mia terra e quando il mio carissimo amico, Giuseppe Santoro, mi comunicò la scomparsa dell'Olmo, ho provato lo stesso dolore che si prova per la scomparsa di uno di famiglia. Anche io allora, come l'autore, precipitai nell'imbuto dei ricordi, anche io rivissi le nostre infantili avventure...". (Dalla Presentazione del Dottor Matteo Ricucci)



