Zahi Issa il pellegrino con Le Ali della Libertà
in Attualita by Nico Baratta - pubblicato il 2010-08-05 9:07
Quale miglior modo per presentare Zahi Issa, il Maestro di Pittura giunto dall’Oriente, molti anni fa, per testimoniare la sua grande fede e voglia di immortalarla su tavole incorniciate.
Una voglia che parte da lontano, ancora giovanissimo e già consapevole della sua grande dote, scoperta dal padre Jack e perfezionata individualmente a Foggia, nella sua intimità con la fede cristiana.
E quale altro miglior modo, con l’attuale “Personale” per commemorare la prematura scomparsa di Antonio Di Iasio, ex agente di Polizia, ucciso in circostanze oscure, dalla mafia garganica. A oggi, il caso è irrisolto.
“Le Ali della Libertà”, la Personale di pittura proposta dal Maestro Zahi Issa, svolta dal 31 luglio al 02 agosto 2010 nella Sala Multimediale dell’atrio superiore della Basilica di San Michele a Monte Sant’Angelo, in provincia di Foggia. Un evento “vivamente” voluto dalla sorella di Antonio, Silvia, già amica di Zahi e sua ex allieva artistica.
Durante i tre giorni d’arte, Zahi ha proposto una parte delle sue eccellenti opere. Dipinti unici, dal valore di fede inestimabile, che riprendono colori e usanze della sua traduzione, della sua terra, quella araba. Opere con tecniche innovative e uniche nel genere, che fuoriescono dallo sfondo per avvicinarsi a chi le ammira. Raffigurazioni, direi, animate se osservate nell’insieme della sua completezza artistica, che attraggono l’occhio, incredulo della percezione.
Zahi, natio di Aleppo (Siria), nelle sue opere ferma il “tempo del quotidian vivere” della sua gente, delle sue usanze più comuni e umili con una variante: quella del cattolicesimo cristiano. Ogni sua opera è illuminata dalla “Luce”, quella che gli permette d’immortalare con colori ciò che gli è dettato dal cuore. Quella stessa “Luce” che guida la sua mano trasmettendo al pennello l’amore verso Dio.
Vittorio Sgarbi lo definisce «È un buon cristiano, vede Dio nell’arte». Alfredo Pasolino, in Zahi, riconosce che «Vi è nelle opere di Zahi Issa il concentrarsi dell’anima dei soggetti, un viaggio verso l’interno e la pittura, l’introspezione psicologica tra uno stile e l’altro, raccontando storie che non smettono mai di accadere, di ogni attualità, con l’eleganza raffinata, puntuale del messaggio rigenerante in attesa, speranza, ottimismo; con la suggestione dei colori in forme di bellezza ideale e di surrealtà, cifra di una sua irrequietezza interiore».
Sabato 31 luglio si è svolto il vernissage. Una serata, direi, mistica, incorniciata dai quadri del Maestro Zahi, sullo sfondo delle centenarie mura di una basilica colma di fede e mistero.
A Silvia Di Iasio il compito della presentazione dell’evento e dei suoi due curatori spirituali, Padre Ladislao Suchy, del Santuario di San Michele Arcangelo e Padre Massimo Hakim, dell’Abazia di Pulsano.
«Il pellegrino che scende nella Santa Grotta, percepisce la presenza di San Michele Arcangelo, custode del luogo sacro e dei fedeli che solcano il sacro varco». Queste le parole di Padre Ladislao Suchy, presentando Zahi Issa agli invitati e chi l’ha raggiunto spontaneamente. Padre Ladislao esorta Zahi a proseguire il cammino di fede, sia umano, sia artistico, paragonandolo a quel messaggero di fede e di pace come l’Arcangelo che trasformò la grotta da sede di culto pagano a casa di Dio. «Ammirando le sue opere» prosegue Padre Ladislao «si percepisce lo sguardo dell’artista, illuminato dalla luce di fede e dalla grande volontà di manifestarla a tutti. “Le Ali della Libertà” nei quadri di Zahi» termina Padre Ladislao «sono il segno tangibile dell’analogia con gli Angeli che difendono, custodiscono e sostengono la Santa Grotta».
Di parere analogo, ma più “terreno”, perciò concreto, è stato l’intervento di Padre Massimo Hakim, presentando Zahi Issa come uomo di fede e fortuna. «In Siria, la mia patria» esordisce Padre Hakim «si nasce con il cucchiaino d’oro in bocca; in Italia con la camicia. Ebbene, Zahi è nato con entrambe e lo deve principalmente a suo padre Jack, maestro di vita e di arte, ora anche sua intima guida spirituale». “Le Ali della Libertà”, per Padre Hakim, sono il ponte fra il terreno e il divino, quelle che legano il giovane Antonio a noi, perciò immortali. Ma Padre Hakim parla anche di “Missione dell’Arte”, del suo valore terreno che in Zahi diventa unico con quello spirituale, tale da unire l’arte all’infinito. «Educare al bello vuol dire salvare l’Arte» afferma il Frate dell’Abazia di Pulsano. «Il bello non può essere relativo, perché il bello è tangibile. E’ come un fiore che non è immondizia. Perciò, l’arte aiuta l’uomo a chiedere la perfezione che è irraggiungibile. L’arte» termina Padre Hakim «è bella perché e spinta da quell’angoscia che è cibo di vita, per quella voglia di perfezione. L’arte è come quella freccia che colpisce il cuore, facendolo innamorare perciò obbligandolo a uscire da se stesso per gli altri».
Parole molto rilevanti, quelle di Padre Massimo Hakim, che tradotte nelle azioni comunemente svolte, non è altro che la forza che ognuno di noi ha nel manifestare se stesso con la sua volontà. La bellezza vera è quella di far uscire se stesso senza obiettivi nascosti, per gli altri, e le ali sono il mezzo per renderla fruibile. Viceversa, la falsa bellezza è quella dell’apparenza che non ti fa uscire da te stesso, che ti chiude nell’egoismo apparentemente tangibile ed esteriore ma, nel tempo, causa di allontanamento. Un pensiero, questo, ripreso molte volte dagli antichi saggi come Platone che nei suoi scritti s’intravede molta più cristianità dei suoi successori, pur essendo, il filosofo greco, antecedente alla venuta di Cristo.
La serata dell’inaugurazione della Mostra di Zahi Issa, ha regalato non solo attimi di grande levatura cristiana e filosofica, ma di cultura di fede, mediante la testimonianza poetica di Marco Fattibene, attore foggiano trapiantato a Roma e amico del Maestro. «La materia che fuoriesce dalla coscienza per incontrare lo spettatore», questa la definizione che Marco Fattibene ha enunciato consapevole delle opere di Zahi Issa. E come se dicesse che Dio, per un attimo, esca dal mondo spirituale per incontrare l’uomo in quello puramente terreno.
Tra applausi, complimenti apertamente sorretti da abbracci e congratulazioni, sono state aperte le porte della sala che ha ospitato le opere di Zahi Issa. E fra gli ultimi ringraziamenti, flash di fotografie, autografi del Maestro Zahi, Silvia Di Iasio ha salutato chi ha voluto condividere con lei ricordi del fratello e apprezzamenti per il Maestro e l’evento.
Un ringraziamento particolare, lo rivolgo all'amico Arcangelo Palumbo di www.newsgargano.com - www.montesantangelo.es - e tanti altri siti web che valorizzano il Territorio, che con le sue foto ha permesso tutti di far ammirare, con il web, a chi è lontano le opere esposte.
Monte Sant’Angelo, a mio avviso e non solo, per tre giorni è stata sede di emozioni incomparabili, colorata da opere uniche e preziose, testimoniando che la fede cristiana è anche mezzo di grandi opere moderne.



