Mezzogiorno, lo sviluppo necessario

Pietramontecorvino - Due giorni di confronto con Patruno, Pittella, Vendola e Giannola. La centralità dei Monti Dauni con le “Città socialmente responsabili” Il Mezzogiorno, l’esigenza ineludibile di sviluppo, la costruzione di un territorio socialmente responsabile: è su...

in Eventi by Comune di Pietramontecorvino - pubblicato il 2010-09-07 13:12
Città socialmente responsabili

Due giorni di confronto con Patruno, Pittella, Vendola e Giannola. La centralità dei Monti Dauni con le “Città socialmente responsabili”

Il Mezzogiorno, l’esigenza ineludibile di sviluppo, la costruzione di un territorio socialmente responsabile: è su questi temi che il 18 e il 19 settembre, a Pietramontecorvino e a Celenza Valfortore, si confronteranno personalità del calibro di Gianni Pittella, vicepresidente vicario del Parlamento Europeo; Lino Patruno, giornalista della Gazzetta del Mezzogiorno; Nichi Vendola, presidente della Regione Puglia; Adriano Giannola, presidente Svimez (Associazione per lo Sviluppo dell’industria nel Mezzogiorno); Olger Adonai Arias Sànchez, consigliere Ambasciata di Costa Rica); Pino Aprile, autore di “Terroni”; Antonio Moscatello, giornalista ApCom; Antonio Pepe, presidente della Provincia di Foggia; Angela Barbanente, assessore all’Assetto del Territorio della Regione Puglia; Claudio Bocci, direttore di Federculture servizi; Domenico Iannantuoni, Comitato No-Lombroso e Michele Di Cesare dell’Università di Belgrado.

IL PROGETTO MONTI DAUNI. Al centro dell’iniziativa vi è il primo convegno annuale delle “Città socialmente responsabili”, col l’attenzione puntata sul “Progetto per l’Appennino Dauno Settentrionale: la costruzione di un territorio socialmente responsabile” attraverso lo strumento del foresight territoriale. Un articolato piano di sviluppo che rappresenta la sfida di otto comuni dei Monti Dauni (Casalnuovo Monterotaro, Casalvecchio di Puglia, Castelnuovo della Daunia, Celenza Valfortore, Motta Montecorvino, San Marco la Catola e Volturino) uniti per centrare gli obiettivi di crescita e di benessere condiviso attinenti a un nuovo modello di governance territoriale, turismo sostenibile, ambiente, energie rinnovabili, internazionalizzazione delle imprese, sviluppo urbano e formazione professionale. Il progetto punta ad integrare nel piano anche i comuni di Biccari, Carlantino, Lucera, Torremaggiore e Volturara Appula.

Città socialmente responsabili

IL PROGRAMMA. Sabato 18 settembre, alle ore 10, i due giorni di convegno saranno aperti a Pietramontecorvino, nel Palazzo Ducale, dalla discussione su “Il Mezzogiorno tra presente e futuro in Italia e in Europa”. Sarà Lino Patruno a presentare Gianni Pittella e il suo libro “Domani a Mezzogiorno”. Seguiranno gli interventi di Saverio Lamarucciola (sindaco di Pietramontecorvino), Nichi Vendola e Adriano Giannola. Ospite d’onore della giornata il consigliere dell’Ambasciata di Costa Rica, Olger Adonai Arias Sànchez.

Domenica 19 settembre, nel Monastero di San Nicola a Celenza Valfortore, la seconda giornata del convegno si aprirà alle ore 9 con la presentazione di Pino Aprile e del suo ultimo libro, “Terroni”. A seguire, gli interventi di Francesco Santoro (sindaco di Celenza Valfortore), Antonio Pepe, Angela Barbanente, Claudio Bocci e Domenico Iannantuoni. Chairman dei due giorni Michele Di Cesare, Megatrend Università di Belgrado.

Info press: pietramontecorvino.blogspot.com

Pietramontecorvino

Pietramontecorvino, in provincia di Foggia, è un borgo di 2800 abitanti. Posto a un’altitudine di 456 metri, si trova nella parte settentrionale dei Monti Dauni, a circa 30 chilometri dal capoluogo. Pietramontecorvino è stato inserito dall’Anci nell’associazione dei “Borghi più belli d’Italia” e, nel 2010, il Touring Club Italiano ha promosso il paese con l’assegnazione della “Bandiera Arancione”, marchio di qualità turistica e ambientale per i comuni dell’entroterra.
Di particolare bellezza e interesse è la zona medievale del piccolo centro, il quartiere di Terravecchia, dove è possibile ammirare il complesso di Palazzo Ducale, la Torre Normanno-Angioina e il Centro Visite multimediale dedicato alle tradizioni del territorio, dalla transumanza al brigantaggio.

A pochi chilometri dall’abitato si trova uno dei siti archeologici più interessanti del Mezzogiorno, quello di Montecorvino. Gli ultimi scavi hanno fatto riemergere parte di una lunga cinta muraria a difesa dell’antico insediamento medievale. Tutti i ritrovamenti indicano che la Torre, ancora oggi in gran parte intatta, è solo uno degli elementi principali di un vero e proprio castello. La bellezza e l’importanza del sito accrescono ad ogni campagna di scavi. Si tratta di un luogo che emoziona e apre uno squarcio sul connubio straordinario di storia e natura espresso da Montecorvino, dalla sua torre, dai resti della cattedrale e, adesso, anche dalla parziale emersione di una cinta muraria ben conservata. Il sito di Montecorvino si trova su una collina posta al centro di un triangolo panoramico tra i borghi di Pietramontecorvino, Motta Montecorvino e Volturino. L’area archeologica è dominata da una torre, costruzione imponente che si innalza fino a un’altezza di 24 metri e ha una base quadrangolare di 120 metri quadrati.

E’ chiamata “La sedia del diavolo” per la particolare forma acquisita nel tempo in seguito ai crolli che l’hanno divisa aperta longitudinalmente.

Creazione di un’offerta più adeguata alla domanda, potenziamento di servizi e strutture, attivazione di progetti ‘a sostenibilità totale’: il 2010, a Pietramontecorvino, si sta caratterizzando come l’anno del turismo, con azioni strategiche per la rigenerazione urbana, la promozione del territorio, la realizzazione di sinergie con i comuni dell’area montana.
Pietramontecorvino è stato selezionato dalla Regione Puglia nel gruppo dei 20 paesi in cui avviare “Hospitis”, un progetto pilota per realizzare concretamente l’idea dell’ospitalità diffusa, una formula ricettiva e turistica basata sulla rigenerazione urbana e un migliore livello complessivo di fruibilità del patrimonio d’interesse racchiuso nei borghi dell’entroterra.
Pietramontecorvino, anche in questo ambito, si sta attrezzando per far parte di un sistema capace di raccontare e valorizzare esperienze, valori, sapienze, arte e biodiversità ancora presenti nei piccoli centri, nelle ex terre marginali che si candidano a diventare centrali nella promozione di pratiche e politiche volte ad accrescere la qualità della vita.
Entro l’anno, saranno completati i lavori per la realizzazione del Centro Polivalente.

Teatro, formazione, spazio di ideazione e confronto: la struttura che sta prendendo forma accanto alla scuola di San Pardo è unica nel suo genere in tutta l’area dei Monti Dauni. Sarà dotata di un sistema che permette il risparmio termico, grazie a convogliatori d’aria e pareti ventilate. Posta su tre piani, domina dall’alto la vista sul borgo medievale di Pietramontecorvino.

Con il Piano Integrato di Sviluppo Territoriale ‘Parco della Salute’, che mette insieme otto comuni dei Monti Dauni, a Pietramontecorvino è prevista la realizzazione di un Centro diurno per disabili (già finanziato) e la realizzazione del Parco archeologico naturalistico di Sant’Onofrio.

Il progetto, inoltre, prevede il completamento della riqualificazione del borgo medievale, la realizzazione del percorso storico verso il sito archeologico di Montecorvino e il recupero dei borghi rurali (Casone, Caserma Forestale e Casone Castellana) ad uso ricettivo, con interventi sul sistema dei percorsi, la riqualificazione della pineta “Collerosso” e la valorizzazione del sito archeologico di Montecorvino.

Celenza Valfortore

Celenza Valfortore, in provincia di Foggia, è un borgo di 1800 abitanti. Posto a un’altitudine di 480 metri, è ubicato nel versante nord dei Monti Dauni a circa 60 chilometri da capoluogo e a immediato ridosso del confine con il Molise. Lo scorso anno, una giuria di giornalisti ha assegnato al Comune di Celenza Valfortore il riconoscimento “Paese Ospitale 2009”, premio regionale con la valutazione di parametri attinenti a “bellezza del paesaggio”, “interesse storico culturale”, “qualità degli eventi”, “accoglienza e ospitalità”. Celenza affaccia sul grande lago di Occhito, una delle dighe in terra battuta più grandi d’Europa.

Nel cuore del centro storico, si conservano integri alcuni pregevoli elementi della sua epica medievale: la torre merlata e il palazzo baronale, le antiche porte d’accesso alla città.
La dea Cecere è il simbolo del paese. Nel gonfalone, l'antica divinià è raffigurata con una cornucopia colma di spighe di grano. Un auspicio di abbondanza e prosperità per un borgo dove l'agricoltura riveste ancora un ruolo economico, sociale e culturale di grande rilievo. Lo stemma è sormontato da una corona con cinque torri, quelle relative alle porte che anticamente chiudevano il paese nella fortezza feudale.

Di particolare interesse la manifestazione che ogni anno, in estate, fa tornare il paese indietro nel tempo. L’antica Celenna, cittadina celebrata dai libri di storia che raccontano di cavalieri, soldati e briganti, torna a vivere a metà agosto. In quei giorni, Celenza Valfortore è l’unico luogo in Europa dove la circolazione dell’euro e il tempo vengono sospesi: assieme ai costumi, le osterie, i mestieri e le armi del tempo che fu, sono ripristinate anche le monete forgiate dalla storia millenaria di un paese che è stato crocevia di dominazioni e culture diverse. Con “Vivi il borgo”, infatti, torna l’antico conio in uso ai tempi della dominazione spagnola. Il paese si trasforma in un unico, grande “set cinematografico” con oltre 200 figuranti che hanno il compito di trasportare cittadini e visitatori indietro nel tempo in un intreccio di epoche e influenze diverse: quella spagnola del ‘500, austriaca del ‘700, francese di fine settecento, fino all’epoca borbonica con l’architettura, i monumenti, i costumi, la musica e persino la moneta di quei periodi storici. La ricostruzione storica che ha reso possibile l’organizzazione dell’evento è stata possibile grazie a due inventari del 1702 e del 1759 racchiusi nel libro “Celenza Valfortore nella storia” di Michele Cerulli. Il centro storico di Celenza offre un colpo d’occhio davvero notevole. La parte feudale del paese si sviluppa tra vicoli e “ruarelle” che costeggiano case arroccate l’una all’altra, attraversate da caratteristiche stradine. Del borgo originario, di origine medioevale, restano oggi la struttura urbanistica, il palazzo baronale con il suo torrione appartenente all’antico castello dei Gambacorta, alcune porte d’ingresso al borgo, il Monastero delle Clarisse, il monastero di Santa Maria delle Grazie e alcune chiese.

Al paese, nel 1700, si accedeva attraverso cinque porte, tre delle quali vengono ricostruite grazie a un effetto scenico. Le due porte esistenti sono quelle di “San Nicola” (entrata dal versante campano) e quella della “Porta Nova” (ingresso dalla regione molisana) mentre quelle da ricostruire sono la porta di “Sant’Antonio” (entrata dalla regione Puglia), la “Portella” (la porta d’ingresso al Castello) e la “Porta del Muro Rotto”.

A guardia delle cinque porte ci sono gli armigeri in divisa dell’epoca borbonica con relativi archibugi. Per le vie del borgo si può incappare in qualche brigante che, munito di pistolone, cercherà di turbare i signorotti in abiti d’epoca simulando finte estorsioni. Celenza, infatti, fu interessata anche dal vasto fenomeno del brigantaggio. Anzi, i capi dei fuorilegge delle due bande più famigerate del territorio, “Vardarelli” (il vero nome era “Meomartino”) e “Varanelli” (detto “Titta”) erano nativi proprio di Celenza. Nel circuito del borgo si svelano angoli e spiazzi caratteristici, portali riccamente scolpiti, fontanili, scorci di antichi palazzi di ricche famiglie locali, vecchie chiese e antichi monasteri.
Tutto il borgo è rischiarato solo da fiammelle e torce, imbandierato con stendardi borbonici e dei Gambacorta. Artisti di strada, giocolieri, mangiafuoco, trampolieri e sbandieratori contribuiscono a rendere unica l’atmosfera di questo particolare evento.