Nonostante il freddo,numerosi al Presepe Vivente

Rignano Garganico - Nonostante il freddo pungente e la pioggia incessante in migliaia hanno visitato l’altra sera la decima edizione del Presepe Vivente di Rignano Garganico, la più grande Natività della Puglia nel più piccolo comune della Montagna del Sole. Restano altre due date per...

in Eventi by Comitato Presepe Vivente - pubblicato il 2007-12-27 8:57


Nonostante il freddo pungente e la pioggia incessante in migliaia hanno visitato l’altra sera la decima edizione del Presepe Vivente di Rignano Garganico, la più grande Natività della Puglia nel più piccolo comune della Montagna del Sole. Restano altre due date per ammirare la splendida rappresentazione cristiana e ritornare indietro nel tempo alla fine dell'Ottocento tra mestieri dimenticati, usi, costumi e tradizioni dei nonni: il 30 dicembre 2007 e il 6 gennaio 2008, quando arriveranno da lontano tre simpatici Re Magi. L'ingresso resta gratuito e si può accedere al presepe dalle ore 16.00 alle ore 21.30. Anche quest’anno sono oltre 300 le comparse impegnate attivamente nella manifestazione, tra bambini, ragazzi, adulti e nonni. Diciotto le botteghe di antichi mestieri a disposizione dei visitatore, oltre a tanti eventi collaterali, tra cui: mostre commemorative del decennale; mostre presepistiche; mercatino equo e solidale; mostra sulle chitarre battenti del Gargano; concerto degli zampognari del Gargano e mostra sui reperti preistorici di Grotta Paglicci.


LA NATIVITA' AMBIENTATA NELLA PREISTORIA


Sarà un Gesù Bambino “preistorico” quello che rinascerà nell'ambito della decima edizione del Presepe Vivente di Rignano Garganico, il più piccolo comune della Montagna del Sole. A renderlo noto Silvio Orlando, componente dello staff artistico dell’evento, che ha annunciato la riproduzione della cosiddetta saletta delle pitture di Grotta Paglicci, il sito paleolitico più importante d’Europa, contenente alcune impronte di mano e pitture parietali di cavalli in ocra rossa, risalenti ad un arco di tempo che oscilla tra i 15.000 e i 20.000 anni da oggi. 'Ci siamo ispirati alla nota grotta ubicata nelle campagne di Rignano spiega Orlando, speleologo professionista fiore all'occhiello per l'intera Puglia. Quest'anno abbiamo immaginato un bambin Gesù decisamente diverso, nato tra stalattiti, stalagmiti e pitture parietali che hanno dato il via alla storia dell'arte moderna in Europa e nel mondo. Non vi aggiungiamo altro, vedrete le novità sul posto. Testimonial dell'evento sarà la presentatrice Rai Alessandra Canale, mentre anche quest’anno interverrà alla manifestazione l’asino “parlante” Peppinello. Lo strano equino racconterà storie e leggende del piccolo comune, per la gioia di bambini e genitori. La decima edizione del Presepe Vivente è organizzata dal Parco Nazionale del Gargano, dalla Regione Puglia, dalla Comunità Europea e dal Comune di Rignano Garganico nell'ambito di un apposito progetto Pis. Gli eventi collaterali sono stati organizzati in collaborazione con la Comunità Montana del Gargano, la Provincia di Foggia, il Consorzio di Bonifica Montana del Gargano, la Provincia Monastica dei Frati Minori Francescani di Puglia e Molise, l’Istituto Comprensivo “San Giovanni Bosco”, la Parrocchia “Maria Santissima Assunta”, la Diocesi di San Severo, l’emittente Teleradiopadrepio, la rivista “Voce di Padre Pio”, la rete dei garganici e pugliesi del mondo Garganopress.net, il Coordinamento Amici di Paglicci, la sezione garganica di Legambiente, la Pro Loco, l’Associazione Nazionale Vigili del Fuoco in Congedo, la Croce Rossa Italiana, l’associazione di protezione civile Sos Ser Radio 27 di San Marco in Lamis e altre associazioni e aziende della Montagna del Sole.


PEPPINELLO, L'ASINO PARLANTE

Nella grotta della Natività vi aspetta 'Peppinello', il primo asino parlante della storia dei presepi viventi. Il giovane equino fa compagnia alla Sacra Famiglia, ha il pelo chiamo e ama raccontare filastrocche e leggende del paese più piccolo del Gargano, sempre che riusciate a farlo parlare vista la sua nota timidezza!


LA NOTTE DI PASQUA-EPIFANIA (TRA IL 5 E IL 6 GENNAIO) I MORTI TORNANO IN VITA A RIGNANO GARGANICO

Ritorna tra il 5 e 6 gennaio 2008 un'antica leggenda a Rignano Garganico, il più piccolo comune del Parco Nazionale del Gargano, quella della processione dei morti dell'Epifania, una leggenda che fa ancora incaponire la pelle dei più. Gli anziani del paese parlano di defunti ritornati in "vita" per inscenare una lunga sfilata per omaggiare chissà chi, chissà cosa, tra lamenti, urla e rumori di catene. Lo scenario da tener presente è quello di un piccolo borgo medievale, la Rignano di un tempo (ma anche oggi qualcuno crede ancora di vedere i morti e si trincera in casa), dotata di strette viuzze e di vicoli contorti dalla maestria architettonica di costruttori d'altri tempi. Il riferimento, ovviamente, è al quartiere "La Rotte" (la grotta), quello più antico del paese e nel contempo protagonista suo malgrado di storie e leggende superate e ormai scomparse del tutto dalla memoria collettiva delle nuove generazioni. E' il caso proprio della vicenda che stiamo per narrare, quella delle vicende tragi-comiche di 'mpa Micheline (compare Michele), pastore arzillo e parlottone, ma troppo avvezzo al vino nostrano. La notte di Pasqua-Epifania, racconta Zje Jangeluzze (zio Angelo, un anziano del paese), il nostro malcapitato aveva ricevuto il compito di portare in dono al padrone don Antonio (un ricco proprietario terriero di Rignano) un tenero capretto, perché il fortunato potesse gustarlo la domenica successiva. Prima di partire per la sua missione, 'mpa Micheline decise di prendersi un boccone e guarire la sua arsura alla gola con un po' di vino di 'mpa Neculine (compare Nicola). L'arsura, a quanto pare, era come al solito esagerata e bevi bevi finì un fiasco intero di "sangue di Cristo", come amava chiamare quel dolce vinello. Avvinazzato come non mai, 'mpa Micheline decise di avviarsi verso il paese. Tra contorte "revote" (sentieri), la nebbia accecante, il freddo pungente e qualche altro sorsetto di vino, il nostro arrivò a Rignano in preda all'abbiocco più totale. Stanco e sfinito dall'alcool, preferì riposarsi per qualche ora su un mugnale, per poi consegnare il capretto al signorotto di turno. Erano ormai sera. La campana comunale aveva rintonato, infatti, già le sei note pomeridiane. All'epoca orologi non ce n'erano e per sapere l'ora ci si affidava al sole o alla campana del paese. Passarono sei lunghe ore. A 'mpa Micheline pareva di aver dormito solo qualche minuto. Era stanchissimo. Gli occhi lacrimavano sangue e sudore di una vita passata a pascolare pecore e capre e a fare formaggi e ad accudire i nove figli e la moglie e poi le due mucche e le sette galline. Crollò di nuovo per il sonno. Passarono diverse ore dall'arrivo in paese. Nella mente di Micheline, o dovremmo dire nei sogni, passarono tutti gli anni della sua vita. Il primo figlio, il atrimonio combinato dalla madre, una moglie rompiscatole e grassa come due vacche, i formaggi sequestrati dal signorotto don Antonio, il pancotto di nonna Miuccia (Filomena) e il vino fantastico di Zje Neculine. Rintonò la campana ben dodici volte. Micheline si alzò di scatto, ci ricorda Zje Jangeluzze, e gridò: "Madonna è già mezzogiorno, devo sbrigarmi, non ho dormito qualche minuto, ma quasi un giorno intero, don Antonio sarà furibondo e poi mia moglie...". Non finì di pronunciare il nome di Chiarine (Chiara, la consorte) che venne distolto da un luccichio in lontananza. "Chi è?", intimò con voce minacciosa, ma in realtà affranta dal terrore. "Chi è? Guarda che prendo il fucile, mi dici chi sei?". All'improvviso vide moltiplicare all'infinito quelle lucine. Erano candele e degli uomini incappucciati le portavano in mano emettendo lamenti e bestemmiando come pazzi. La folla di strani figuri proseguiva inesorabile verso di lui. "Chi siete? Chi siete?". Continuò invano a ripetere ad alta voce. Il cuore batteva a mille, la voce era diventata rauca come non mai. E continuò a pensare alla moglie e ai nove figli e alle galline e alle pezzotte di cacio e al pancotto di nonna Miuccia. "Non preoccuparti 'mpa Micheline, siamo amici tuoi, non ci riconosci?", si sentì dire dal capo-processione. Era mastre Peppine (mastro Peppino, il falegname), grande amico di famiglia e lavoratore intascabile. Udendo quella voce amica il nostro si riprese di colpo. "Vieni con noi, ti divertirai un mondo dove stiamo andando", gli disse Peppine. "Non ho voglia di divertirmi, anche perché devo consegnare questo capretto a don Antonio, sennò lo sai che frustate!", ribatté Micheline. "Fai come credi, arrivederci a presto caro Micheline". La processione proseguì lungo il suo cammino. Micheline riusciva a scorgere ogni tanto quà e là, tra la penombra dei cappucci, il volto di qualche conoscente, ma non si ricordava chi fossero. Non ci pensò più di tanto, proseguì verso il palazzo di don Antonio e consegnò al guardiano il capretto dovuto. Si scusò e riprese il cammino del ritorno. Giunto a casa trovò la moglie inferocita come non mai: "dove sei stato tutta la sera, è da stamattina all'alba che manchi di casa. Le pecore e le capre le ha portate Mariettina (la figlia più grande) a pascolare, lo sai che Giggino ha preso la puntura (la broncopolmonite). Sciagurato!". "Senti, ero sfinito e mi sono riposato un pochino sul mugnale di cummara Terèse (comare Teresa), e che ho fatto di male, il capretto l'ho consegnato. Senti, ho incontrato mastre Peppine, era in processione con tanta altra gente, mi sembrava un po' pallido però, non è che è malato?". "Madonna mia! - esclamò Chiarine – Hai visto i morti! Che disgrazia...". Come andò a finire? Zje Jangeluzze ci ricorda che di lì a poche ore Micheline "morì d'infarto a testimoniare che la leggenda di paese è veritiera e che chi vede i defunti la notte di Pasqua-Epifania è destinato a morire pure lui". La leggenda, per finire, narra dei morti in corteo lungo la via processionale del paese, quella che da secoli ospita cerimonie sacre di altro spessore religioso e cristiano. Cosa accadrà quest'anno?