Presentato il VI volume della collana della Fondazione Banca del Monte di Foggia

Foggia - Ieri sera, nella sede di Via Arpi 152, presentazione del VI volume della collana edita dalla Fondazione Banca del Monte “Domenico Siniscalco Ceci”. “Come in altre occasioni”, ha esordito il Presidente della Fondazione, avv. Francesco Andretta, “Abbiamo voluto...

in Eventi by Loris Castriota Skanderbegh - pubblicato il 2011-03-30 15:04
VI volume della collana della Fondazione Banca del Monte di Foggia

Ieri sera, nella sede di Via Arpi 152, presentazione del VI volume della collana edita dalla Fondazione Banca del Monte “Domenico Siniscalco Ceci”.

“Come in altre occasioni”, ha esordito il Presidente della Fondazione, avv. Francesco Andretta, “Abbiamo voluto dedicare le nostre attenzioni ad una tesi di laurea di argomento locale, perchè i giovani studenti vanno incoraggiati a proseguire le loro ricerche sui fatti della nostra terra. In più, ci ha attirato il tema strettamente legato alla transumanza e all’importanza che questa pratica ha rivestito per Puglia, Abruzzo, Molise e, più in generale, per la società e l’economia del Regno di Napoli. Dobbiamo ringraziare la sorte che ci h a lasciato un archivio così importante come quello della Dogana, dal quale tante cose riusciamo a conoscere del nostro passato: un passato che ha legato la Capitanata all’altro capo della transumanza, l’Abruzzo, come testimonia la stessa cittadinanza di Foggia, in molta parte composta da una vera e propria ‘etnia’ abruzzese”.

Molto interessante la relazione della Professoressa Anna Maria Tripputi, docente di Storia delle tradizioni popolari all’Università di Bari, che è stata relatrice della tesi di laurea.

VI volume della collana della Fondazione Banca del Monte di Foggia

«Nel circuito dei pellegrinaggi garganici il santuario dell'Incoronata ha sempre avuto un ruolo importante, non solo perché si trovava lungo la "via sacra", ma soprattutto perché, dopo la grotta dell'Arcangelo, era il luogo di culto preferito dai pastori che svernavano nella piana di Foggia.

Infatti se la meta primaria del "viaggio" spirituale è la grotta dell'apparizione dell'Arcangelo, lungo la strada conventi, santuari, chiese, edicole, semplici croci indicano e ricordano al pellegrino che tutto il territorio è terra sacra, mosaico di culti che nel loro insieme formano un percorso di penitenza che conduce all'ultima meta. [...]

I santuari e le chiese [...] sono dedicati a santi e madonne "di pellegrinaggio", invocati più volte nei canti e nelle preghiere dei pellegrini: San Leonardo, Madonna di Pulsano, Madonna Incoronata, San Matteo. [...]

Che il santuario [dell’Incoronata di Foggia] fosse importante, il suo culto molto sentito e soprattutto che fosse meta di pellegrinaggi, [...] ce lo narrano le fonti. [...]

Le vie della transumanza non erano solo lunghe vie erbose di transito, ma anche percorsi culturali e cultuali, attraverso i quali si scambiavano merci, prodotti caseari ma anche storie di vita, canti, leggende, usi, tradizioni. [...] La transumava portava anche a matrimoni misti, tra pugliesi ed abruzzesi, come si evince dall'onomastica e dai cognomi abruzzesi presenti in territorio dauno e garganico e viceversa. Col tempo il culto dell'Incoronata trasmigrò dalla Puglia all'Abruzzo, creando un vero e proprio sistema di piccoli luoghi di culto (chiesette, cappelle, edicole) legati ai percorsi della transumanza e collocati ai punti terminali dei vari tratturi: Pescasseroli, Vasto, Minervino Murge, Ascoli Satriano, Apricena, solo per citarne alcuni e ciascun luogo di culto si configurava come un'antenna del più grande, importante santuario foggiano.

È per questo che i pellegrini di oggi ancora si segnano e pregano nei pressi di quelle edicole e di quelle cappelle, memoria di un fenomeno che per secoli ha caratterizzato la nostra Puglia e l'Abruzzo, in uno scambio di pecore, di prodotti caseari, di merci ma anche di cultura, di rituali, di forme devozionali. Un circuito che è ancora vivo nei rituali di pellegrinaggio che regolano i percorsi dei pellegrini abruzzesi e molisani di oggi, quei pochi che tuttora percorrono ancora a piedi le vie erbose dei pastori.

Il luogo in cui le forme di culto sono più simili a quelle foggiane è il santuario dell'Incoronata di Pescasseroli, che giustamente Marta D'Agostino nel suo lavoro accosta alla nostra. Tra le leggende popolari fiorite intorno all'Incoronata di Pescasseroli due mi sembrano significative. Una, che suffraga l'evidenza storica, è che la statua sia stata portata in Abruzzo da qualche pastore di ritorno dalla svernata. L'altra, diffusa soprattutto in America, a Buffalo, dove la festa dell'Incoronata di Pescasseroli viene replicata fedelmente, narra di uno scultore che, durante il suo viaggio in Oriente, fece sette statue di Madonne, come se fossero sette sorelle. Miracolosamente queste statue si distribuirono in varie parti del mondo. Una di queste sorelle è la Madonna Incoronata di Pescasseroli, la seconda sarebbe la Madonna Foggia. Tutte e due sono considerate "La Madonna Incoronata". Il luogo dove sono finite le altre cinque statue, non si sa! [...]

Il santuario [dell’Incoronata di Foggia] conobbe alterne vicende, di fervore religioso e di abbandono. [...] [All’incuria in cui versava il santuario a fine ‘600, si oppone la solennità dei riti celebrati dai pellegrini di fine ‘800 testimoniati dalla viaggiatrice inglese Janet Ross].

A questo periodo ancora fiorente seguirà un altro periodo buio, con la soppressione, durante il quale il santuario rimarrà incustodito, in uno stato di totale abbandono. Tornerà ai suoi antichi splendori solo verso la metà del Novecento, con la costruzione di una nuova, grandissima chiesa e, purtroppo, l'abbattimento dell'antica.

[...] Elemento caratterizzante della festa dell'Incoronata e la cavalcata degli Angeli, antico rituale che ha caratterizzato nel tempo il santuario e che ripropone il miracolo della incoronazione della statua della Madonna da parte degli angeli festanti la notte dell'apparizione. Le bambine vestite da madonne e issate sulle querce, i bambini vestiti da angeli che fanno corona ai carri e ai cavalli bardati che percorrono per tre volte il perimetro della chiesa, sono gli attori di questa sacra rappresentazione, Ma il tratto più tradizionale e coinvolgente del complesso delle forme devozionali inerenti il culto della Madonna Incoronata è il rito della vestizione, Un rito, come ci illustrerà Marta D'Agostino, antico e precristiano che pertiene esclusivamente alle donne, novelle vestali deputate a lavare, toccare, abbigliare il simulacro per mostrarlo ai devoti nel suo splendore festivo,

L'Incoronata non ha le sette vesti tempestate di pietre preziose della Madonna di Chestochowa, ma le sue vesti festive sono doni dei fedeli, doni votivi che la fede e le sofferte motivazioni dell'offerta rendono più preziose dell'oro e delle gemme, come di fattura locale e tradizionale sono i gioielli, che fanno da naturale e imprescindibile complemento all'abito. Testimonianze del profondo e duraturo legame che da sempre unisce la Madonna al territorio e ai suoi abitanti».

In chiusura, Marta D’Agostino, con l’ausilio di immagini delle cerimonie di vestizione delle Madonne Incoronate di Foggia e di Pescasseroli, ha dimostrato i legami, ma anche le differenze tra i culti mariani delle due città della transumanza.

La vestizione per “arricchire” le sacre icone, riguarda soprattutto statue mariane medievali che, a volte, sono state addirittura smembrate e ricostruite con parti snodabili per favorire l’operazione.

La cerimonia, che esprime anche la grande devozione popolare, segna interessanti diversità tra Foggia e Pescasseroli.

Ricche vesti frequentemente cambiate a Foggia contro i pochi corredi di Pescasseroli; vestizione affidata a donne –le “comari”- in Puglia e al celebrante in Abruzzo: differenze che si armonizzano nel comune culto e nel legame creato dalla transumanza, di cui le cerimonie di Pescasseroli e dell’Incoronata di Foggia segnano i periodi di inizio dei trasferimenti degli armenti.

Rituali che fondono spiritualità e pratiche economiche per una storia che dura, ormai, da oltre mille anni.