Lo sfruttamento delle pseudo-cooperative e l'analisi di Celardo
in Extra Gargano by Italia dei Diritti - pubblicato il 2010-12-13 12:39
Il viceresponsabile per il Lavoro e l’Occupazione dell’Italia dei Diritti : “Come movimento cittadino, noi dell’Italia dei Diritti ci facciamo carico di denunciare con forza questo tipo di organizzazione che ormai si è trasformata in un sistema molto vicino al malaffare e al clientelismo mafioso criminale”
“Come possiamo aspettarci una situazione diversa da quella attuale se si assiste continuamente e periodicamente al coinvolgimento degli organi di controllo dei movimenti cooperativistici con la criminalità organizzata?”. La dura osservazione del viceresponsabile per il Lavoro e l’Occupazione dell’Italia dei Diritti Carmine Celardo irrompe all’interno dell’inchiesta che ha posto nell’occhio del ciclone le cooperative, che oramai sembrano aver perso completamente il loro spirito mutualistico di fondo per lasciare il posto a delle vere e proprie organizzazioni di outsourcing che sfruttano unicamente i benefici sul fisco e sul costo del lavoro.
I soci delle cooperative sono in realtà persone che vengono sfruttate dal lavoro nero e detengono meno diritti dei lavoratori delle aziende classiche. Il meccanismo è semplice e lineare: le cooperative s'intestano ad anziani, disabili, tossicodipendenti, che in cambio di una firma ricevono poche decine di euro. Poi si dà il via all'attività, sfruttando le agevolazioni previste per questo genere d'impresa, con assunzioni in nero, buste paga inferiori ai pagamenti effettivamente corrisposti, straordinari nascosti in altre voci contabili, contributi e tasse non versate. Quindi formalmente i lavoratori sfruttati sono soci della coop ma in realtà sono obbligati a prendere ordini dal presidente o da chi per lui. In Italia le cooperative, secondo l’ultima stima di Unioncamere, sono 151 mila e due su tre, dicono le ispezioni delle direzioni provinciali del lavoro, sono irregolari. Il fenomeno sembra assumere fattezze non chiare e sullo sfondo si vanno infiltrando in maniera sempre più determinante traffici illeciti che coinvolgono la criminalità organizzata.
“Le cooperative sono state completamente abbandonate a se stesse e la Legacoop (organo di controllo del mondo cooperativistico) dagli anni ’80 è stata puntualmente e sistematicamente trascinata in vortici scandalistici di malaffare e arresti a catena, processi per corruzione, concussione e appropriazione indebita. Di conseguenza se già l’organo incaricato dell’ accertamento e dello sviluppo della cooperazione e della mutualità è da così tanti anni coinvolto in movimenti poco leciti, non stupisce il fatto che tale organizzazione sia diventata terreno di caccia per famiglie mafiose che sfruttano il sistema cooperativistico per i loro fini criminali.”
L’esponente del movimento fondato da Antonello De Pierro denuncia a gran voce la situazione drammatica in cui riversa un sistema nato per garantire l’unione e la conseguente emancipazione del lavoratore: “ La nostra contestazione è diretta soprattutto a quegli organi quasi istituzionali che sono i sindacati. Molte cooperative storiche sono nate sulla base di attività sindacali di Cigl e Cisl ovvero sui rami sociali e di tutela del vecchio partito comunista e del vecchio partito popolare. Queste aree politiche hanno poi favorito la crescita delle cosiddette cooperative bianche e cooperative rosse delle quali i sindacati erano allo stesso tempo sia promotori che garanti. Il decadimento e la degenerazione dello spirito cooperativistico (fenomeno che ha più di cento anni di storia in Italia) è stato favorito dalla non attività dei sindacati che si sono letteralmente persi per strada pezzi della loro storia. E in virtù anche della recente inchiesta sullo scandalo Why not condotta da Luigi De Magistris, oggi europarlamentare dell’Italia dei Valori, che andava proprio a tirar fuori il marcio di alcune cooperative di Como all’interno della compagnia delle opere (che altro non è che la Lega delle cooperative bianche o cattoliche), come possiamo anche solo pensare che le cooperative oggi siano sane se gli organi dediti al controllo sono loro stessi implicati in traffici illeciti.”
L’indignazione di Celardo si conclude con un quesito sul quale urge una pronta risposta: “Di fronte ad una realtà sempre più dura che vede ormai le cooperative gestite da prestanome ingaggiati da mafiosi e malavitosi, si è deciso che tali organismi diventino a tutti gli effetti proprietà della malavita organizzata? Questa è la questione che l’Italia dei Diritti vuole porre agli organismi sindacali e in primo luogo ai segretari generali di Cisl e Cigl.”



