Nel Monzese uccisa ex pentita 'Ndrangheta, la riflessione della Menciotti

Roma - La viceresponsabile per le Mafie e la Criminalità organizzata dell'Italia dei Diritti: 'L' uccisione della Garofalo, in pieno stile corleonese,  è il segno evidente della sconfitta dello Stato che non sa difendere chi decide di collaborare'   Ennesima vittima tra i...

in Extra Gargano by Italia dei Diritti - pubblicato il 2010-10-19 0:02

La viceresponsabile per le Mafie e la Criminalità organizzata dell'Italia dei Diritti: 'L' uccisione della Garofalo, in pieno stile corleonese,  è il segno evidente della sconfitta dello Stato che non sa difendere chi decide di collaborare'  

Ennesima vittima tra i pentiti della  'Ndrangheta, punita per aver collaborato con la giustizia. L'infame sorte questa volta è toccata a Lea Garofalo, uccisa e sciolta nell'acido a San Fruttuoso, nei pressi di Monza. 'L'uccisione della Garofalo, in pieno stile corleonese, è il segno evidente della sconfitta dello Stato che non sa difendere chi decide di collaborare'. Queste le prime parole di Federica Menciotti, viceresponsabile per le Mafie e la Criminalità organizzata dell'Italia dei Diritti.    

L'ex pentita era diventata collaboratrice di giustizia nel 2002 e aveva fatto dichiarazioni agli inquirenti sugli affiliati alle cosche dei Papaniciari e Vrenna-Corigliano-Bonaventura, egemoni a Crotone. Questo è il motivo per cui fu ammessa a un piano provvisorio di protezione, revocatogli nel 2006 per essersi allontanata dalla località protetta. 'Il piano le fu ritirato con una colpevole sottovalutazione dei rischi cui era esposta - conclude e argomenta l'esponente del movimento guidato da Antonello De Pierro - , e fu ripristinato solo a seguito di un lungo iter giudiziario. La sua eliminazione è altresì la prova della gravità delle affermazioni  rese dal sindaco Moratti che ha recentemente dichiarato, contro le stesse evidenze di indagine, che la criminalità organizzata a Milano non esiste, laddove invece  la 'Ndrangheta, come dovrebbe essere ben noto al primo cittadino, da anni spadroneggia per i forti interessi economici che vi gravitano, non ultimo l'affare Expo. Quello che è accaduto mi auguro porti a riconsiderare la  revoca del programma speciale di protezione anche a  Vincenzo Spatuzza, collaboratore eccellente delle stragi mafiose, decisa dalla Commissione centrale del Viminale per la definizione e applicazione delle misure speciali di protezione.  Un fatto gravissimo a cui la vicenda Garofalo deve fare da monito.'