Mo...News:L'informazione cittadina
in Politica by - pubblicato il 2008-01-08 15:45
Inseriamo gli articoli che hanno caratterizzato la prima uscita del giornale sull'informazione cittadina di Monte:
Uniti per Monte:un primo bilancio
di Donato di Bari
Un anno è terminato ed un nuovo anno è
appena cominciato e, come consuetudine, è
il momento
di trarre dei bilanci e operare delle
riflessioni. Siamo al sesto mese di amministrazione
del raggruppamento civico Uniti per
Monte
e, anche se è prematuro trarre delle
conclusioni, ritengo che alcune considerazioni
sia doveroso farle.
Nella mia pur breve
esperienza politica ho
imparato che alla base di ogni azione è fondamentale
porre un forte senso di responsabilità
ed un sincero
sentimento di solidarietà
nei confronti di tutti i cittadini. Solo così, io
penso, si può sperare di agire con giustezza e
nel
rispetto delle reali esigenze della comunità
senza rischiare di indirizzare le proprie azioni
verso interessi di parte o verso
un’irritante e
spocchiosa autocelebrazione.
Gli obbiettivi che ci siamo posti come amministrazione
sono tanti ed ambiziosi e
per
essi, con dedizione e onestà, stiamo lavorando.
Le aspettative nei confronti dell’amministrazione
targata Uniti per Monte
sono tante,
come è giusto che sia, ma nessuno può pretendere
rivoluzioni istantanee o colpi di bacchetta
magica. Ogni vero
cambiamento richiede
gradualità, convinzione e determinazione.
La costruzione del nostro progetto politico, della
nostra idea
di città, non è partito da zero,
abbiamo cominciato da ciò che ci ha lasciato
chi ci ha preceduto, e questa eredità ci ha
riservato
luci ed ombre delle quali, naturalmente,
dobbiamo farci carico senza polemiche o
alibi di convenienza. Quello che abbiamo
fatto
in questi primi mesi è un lavoro di conoscenza,
di studio delle condizioni economiche,
strutturali e sociali del nostro
comune per impostare
i numerosi provvedimenti che, a nostro
avviso, sono necessari per operare il rinnovamento
che ci siamo
prefissi. Vari sono i
progetti che abbiamo già avviato ed altri sono
in via di elaborazione, ma tanto ancora c‚Äôè da
fare e questo
richiede pazienza e dedizione.
La mia presunzione è quella di pensare che i
semi che stiamo piantando, innaffiati dal
duro
lavoro, daranno i loro frutti e il tempo saprà
renderci giustizia di questo.
Con onestà, tuttavia, devo dire che
alcuni
aspetti della nostra azione politico-amministrativa
vanno migliorati e raffinati. In primo luogo
ritengo sia necessario
avere più fiducia nelle
nostre potenzialità ed agire con maggiore convinzione,
anche rischiando qualche critica. A
volte assumere
delle decisioni può essere scomodo
ed impopolare, ma chi è chiamato a farlo
non deve sottrarsi. In secondo luogo è vitale
una
maggiore osmosi tra i partiti politici che
ci sostengono e l’esecutivo in modo di agire
nella città con meno timidezza e
maggiore
incisività. Ed infine credo che dobbiamo sempre
tenere a mente che il motivo per cui siamo
stati eletti è quello di dare
stabilità alla nostra
città ed operare per il bene di Monte, un impegno
dal quale non ci si deve mai sottrarre.
CONTRATTO D’AREA
l’economia industriale del nostro territorio
di Donato la Torre-
Pasquale Pietro
Palumbo
Strano ma vero, ma a pochi anni dallo start
up dell’ultima fase del Contratto
d’Area,
dobbiamo preoccuparci di rilanciare l’economia
industriale del nostro territorio.
L’arrivo di tante aziende provenienti
dal
centro e dal nord est dell’Italia, la costituzione
di alcune aziende locali, ha dato un
po’ di respiro all’economia di questa
terra
e dignità a quei lavoratori che per anni sono
stati costretti ad adattarsi a salari miseri e
a lavori svolti spesso in
condizioni di sicurezza
precarie. Il Contratto d’Area di
Manfredonia-Monte Sant’Angelo-Mattinata
è considerato dalla Presidenza
del
Consiglio dei Ministri tra i migliori tra quelli
realizzati, in quanto la contribuzione pubblica,
stimata essere di circa 260
milioni
di euro al 31 dicembre 2006, supera di
poco il 50% del valore complessivo dell’investimento
ed è, quindi, in linea con
i
livelli di incentivazione previsti da altri strumenti
finanziari italiani e comunitari. La
struttura industriale che si sta
realizzando
grazie ai tre protocolli d’intesa ha creato,
secondo le ultime stime, un’occupazione
con numeri a quattro cifre tra
lavoratori
diretti ed indotto. Dati questi che, nel giro
di qualche anno, dovrebbero essere corretti verso l’alto con i nuovi occupati
che, speriamo, il Terzo protocollo possa offrire.
Ma i problemi non mancano e vanno analizzati con serietà per essere affrontati e
risolti. In primo luogo vanno approfondite le
ragioni della mortalità infantile di molte aziende che, secondo recenti stime, si aggira
intorno al 40%. Hanno chiuso, uno dopo
l‚Äôaltra Gio‚Äôstyl, Monvir, Mgs, Menti Group e molte altre più le imprese metalmeccaniche. Varie
sono le cause, ma è innegabile che
molti investitori hanno puntato al Contratto d‚ÄôArea perché considerato semplicemente come una
opportunità speculativa dal punto
di vista economico ed è evidente, in tal senso, che l‚Äôazione di verifica e controllo, che doveva essere
effettuata dal Responsabile
Unico, non è stata così efficace e risoluta come avrebbe dovuto essere. Ciò ha, ovviamente, comportato
perdita di risorse e di
potenzialità occupazionale per i tre comuni interessati. Va naturalmente precisato che le vicissitudini di queste
aziende non possono
e non devono spingere ad una erronea generalizzazione: nel nostro territorio ci sono tante società che operano con
serietà e
impegno e indubbiamente meritano rispetto e, soprattutto, sostegno.
Dopo tutto quello che è successo durante il primo e
secondo Protocollo d‚Äôintesa lo Stato si è fatto più furbo e, con il Terso
Protocollo del Contratto d’Area, ha autorizzato ad investire
solo le aziende che hanno dimostrano di avere le carte in regola per
supportare l’investimento. Per ottenere i contributi, infatti, le
aziende sono tenute a stipulare una fideiussione pari alla capacità
dell‚Äôanticipazione. Se da un lato tali norme molto più rigide hanno
frenato gli investimenti, dall’altro dovrebbero allontanare il
malcostume della speculazione. Infine, ma non ultimo, l’annoso problema
delle infrastrutture. A distanza di 13 anni è appena
avviata la realizzazione di strade e ferrovie, reti logistiche, servizi materiali e
immateriali. I disagi creati alle aziende da questo
ritardo sono tanti e dimostrano, al di là di ogni polemica, che ci sono stati
numerosi errori di programmazione e di gestione
complessiva dello sviluppo industriale della nostra area. Ora è il momento di rilanciare
il programma industriale delle zone
produttive di Manfredonia, Monte Sant’Angelo e Mattinata, rimuovendo gli ostacoli naturali e
burocratici che ne frenano il decollo.
C‚Äôè la necessità che il Contratto d‚ÄôArea diventi agli occhi degli investitori, distretto
industriale, affidabile ed allettante. La classe
dirigente attuale dovrebbe assumere l’impegno di rilanciare questo distretto produttivo,
riqualificando ed incentivando l’arrivo di
altre aziende compatibili e monitorando, allo stesso tempo, quelle esistenti. Necessaria più
che mai è anche una proficua collaborazione
con i vertici delle aziende presenti e future, per avviare finalmente un dialogo costruttivo,
offrire sostegno a chi davvero
vuole investire nel nostro territorio scoraggiando, invece, chi utilizza questi strumenti di sviluppo per
fare pura speculazione.
A nostro avviso la cabina di regia per la gestione di tutte le problematiche connesse al Contratto d’Area non
può continuare
ad essere gestita da un responsabile unico, ma necessita di una maggiore condivisione tra tutti i comuni interessati. Ad
oggi, infatti,
nessuno ha informazioni precise sul numero dettagliato delle aziende, degli occupati e sulle tipologie di contratto.
L’ultima relazione
del responsabile unico risale al 2004, anche se il decreto legislativo 230 del 2000 dice che bisogna presentarla ogni
sei mesi. È,
pertanto, urgente e necessaria la costituzione di una segreteria allargata ai tre comuni che possa avere la responsabilità
del
Contratto d‚ÄôArea. Una tale soluzione ci sembra, oltre che più democratica e più rispondente alle esigenze dell‚Äôambito territoriale
e,
se ci è consentito, anche ‚Äúuna cosa di sinistra‚Äù.
Infine, la fondamentale questione della distribuzione dei posti di lavoro
disponibili e la loro equa suddivisione percentuale tra
i comuni di Manfredonia, Monte Sant’Angelo e Mattinata. Una questione che, a
nostro modo di vedere, non può essere affrontata
come una lotta politica tra gli amministratori dei tre comuni. È pur vero che la
politica ha e deve svolgere il suo ruolo, ma concepire
e agire secondo una logica di scontro, di guerra, che conduce ad una folle corsa
all‚Äôaccaparramento delle opportunità di lavoro con
l‚Äôintento di favorire l‚Äôuna o l‚Äôaltra parte politica, è quantomeno improprio e
risponde a vecchie logiche che, a nostro avviso, e
tempo di cominciare a mutare. I disoccupati di Manfredonia, Monte Sant’Angelo e
Mattinata hanno uguale dignità e meritano il
medesimo rispetto. Pertanto l’unica strada ragionevole e democratica per affrontare il
problema è quella di mettere intorno ad un
tavolo i rappresentanti dei tre comuni, i vertici delle aziende e la rappresentanze sindacali
per discutere, confrontarsi ed operare
insieme le scelte più giuste per l‚Äôintero territorio.
Patto per il
rilancio di Monte Sant'Angelo
di Gegè Mangano
Mentre andiamo in stampa ci giunge il documento “Patto per il rilancio di Monte Sant’Angelo a partire dalla sua salvaguardia” sottoscritto, al momento, dalle associazioni Legambiente, Arci nuova gestione e Il diario Montanaro.
Buona parte dei punti sottolineati in tale documento fanno indubbiamente parte delle battaglie che Uniti a sinistra sta facendo da diversi anni e che ora, avendo un rappresentante nell’esecutivo comunale, vuole concretamente contribuire a realizzare.
Il metodo che ci siamo sempre dati è quello di far si che tutti i temi di interesse sociale siano ampiamente discussi e le decisioni possibilmente partecipate. Ciò che abbiamo sempre biasimato nella gestione passata di alcuni partiti politici, sindacati, associazioni ed anche giunte comunali, è l‚Äôerrata presunzione di pensare di conoscere a priori le esigenze e la volontà dei cittadini a cui i provvedimenti proposti sono rivolti. L‚Äôimposizione morbida o dura che sia dovrebbe essere evitata come metodo e sostituita dal dialogo, la partecipazione e la condivisione.
Accogliendo, quindi, i temi suggeriti nel documento succitato ci permettiamo di suggerire agli amici sottoscrittori di avviare una discussione seria su tutti i temi proposti in modo che essi possano essere il più possibili condivisi e non vissuti come imposti da una parte.
Ricordiamo, infine, che da appena sei mesi i cittadini di Monte Sant’Angelo sono andati a votare decidendo quale programma elettorale vogliono che sia realizzato, un suo cambiamento in itinere costituirebbe, di fatto, una
Un anno per il Lavoro
pulito
di Rosa Rinaldi
C‚Äôè anche chi non festeggia questo Natale. Più
di
mille famiglie hanno perso un loro caro. Oltre
ventuno mila sono gli invalidi. Quasi un milione
gli incidenti sul lavoro avvenuti in
questo anno
che se ne sta andando. Da aprile del 2003 ad
aprile del 2007 nella guerra del Golfo sono morti
3520 militari. Da aprile
2003 ad aprile 2006 i
morti di lavoro sono stati 5252. Quelli che impropriamente
continuiamo a chiamare “infortuni”
sul lavoro
riguardano in gran quantità l‚Äôindustria.
Ma anche in agricoltura e nel settore dei
dipendenti pubblici l‚Äôinfortunio è in agguato
La
tragedia della Thyssen, Krupp, una grande multinazionale
e non una qualsiasi fabbrichetta,
davvero una strage, ha portato alla
ribalta il
dramma che riguarda centinaia di migliaia di persone.
La drammaticità dell‚Äôevento, la morte orribile
di sei operai,
ha “costretto” i media a portare
alla ribalta della cronaca questa “guerra”
che ha come campo di battaglia il lavoro. Si
è
riscoperta la fabbrica, si sono riscoperti gli operai.
Proprio in questi giorni che sono, o dovrebbero
essere, di serenità
per tutti noi ricordiamoci
delle famiglie colpite da tante tragedie. L’unica
cosa che possiamo fare per alleviare il loro
dolore,
ammesso che sia possibile, è p rendere
impegno perché le questioni della sicurezza per
chi lavora diventino argomento centrale
nella
vita del nostro Paese. Che qualcosa si più e si
deve fare è dimostrato del resto dal fatto che in
questo anno il numero dei
morti sul lavoro diminuirà
di qualche centinaio. Certo poca cosa, perché
vorremmo che nessuno trovasse la morte
mentre è impegnato
nel lavoro. Ma il fatto che
con le iniziative che abbiamo intrapreso siano
emersi dal lavoro nero circa duecentomila edili
ci
indica un una strada da percorrere fino in fondo.
Lavoro nero e precarietà sono una specie di brodi
di coltura delle “morti
bianche”, delle centinaia di
migliaia di infortuni. Perché questi lavoratori sono
i più ricattabili, i più esposti al rischio. Con il
nuovo
anno saremo in grado di far partire la “cabina di
regia‚Äù prevista già nella precedente Finanziaria.
Su delega del
ministro Damiano assumerò la presidenza
di un complesso organismo che coordinerà
le iniziative da mettere a punto, dando
effettiva
attuazione. Faranno parte della “cabina” le organizzazioni
sindacali, associazioni, gli enti come
Inail, Inps,
rappresentanti delle Regioni, nuclei dei
carabinieri che si occupano di servizi ispettivi naturalmente
i ministeri più interessati.
Insomma un
“mondo” che si mette in sintonia per realizzare un
obiettivo: la sicurezza per milioni di lavoratori.. Metteremo
a punto
un piano di azione per contrastare
il lavoro nero con incontri di settore mirati in particolare
verso quelle attività produttive dove
più mercato
è il fenomeno del lavoro nero. Sarà necessario
anche riflettere per una riforma dei servizi
ispettivi oggi troppo
frammentati, non coordinati
fra loro. Ministero del Lavoro, Enti, Asl, svolgono i
compiti di ispezione. C‚Äôè bisogno di rivedere
l’intero
sistema, guardano ad una possibile
ricomposizione dei servizi. Gli auguri che, anche
attraverso Rosso di sera, voglio
rivolgere ai lavoratori
e alle loro famiglie, fanno leva su questo impegno
che prendiamo: fare in modo che il 2008
sia un anno per
il lavoro pulito.
(Tratto dal quotidiano on line Rosso di Sera).
L'ARCOBALENO
. «Serve il coraggio di una nuova nascita» e bisogna lavorare
con forza «per questo cemento del
futuro».
Il discorso del presidente della Regione Puglia Nichi
Vendola viene salutato dalla platea dell’assemblea La
Sinistra
L’Arcobaleno come il discorso di un leader.
Nel suo intervento, interrotto da quasi venti applausi, c‚Äôè una critica spietata
alla
politica «confinata nei talk show» e un invito ad avere forza e coraggio per «questo
atto di ricominciamento» che deve fare la
sinistra per tornare ad essere
davvero incisiva.
Vendola non ha paura a dire che il popolo della «Cosa Rossa» ora avverte
un
«sentimento di smarrimento» in una politica e in una società che conservano
ben poco dei valori della sinistra. Nè ha difficoltà ad
ammettere che «è morta e
sepolta l‚Äôideologia della speranza». Ma contro «la nuova ideologia, quella dei partiti
di cassa e quella del
proprio ombelico bisogna assolutamente combattere». E
la prima cosa da fare, sottolinea Vendola, è iniziare una vera e propria
batta
non bisogna fare delle prediche – urla Vendola dal palco – se non si
riesce a combatterla». Quindi spara a zero contro questo protocollo
del
welfare «che non si può accettare» perchè non combatte, appunto, la
precarietà che «uccide il senso delle cose e determina la
morte del proletariato
».
Il presidente della Regione
Puglia invita poi a non perdersi
«tra le alchimie delle formule
»
delle leggi elettorali,
ma sollecita le forze della sinistra
a riunirsi e a ricominciare
per una nuova politica «e un futuro
migliore». Vendola, sceso dal
palco, accompagnato da un lungo applauso, va ad abbracciare e a baciare
Pietro Ingrao seduto in prima
fila.
Fonte Uniti a Sinistra



