Riforma università, Campo e Piemontese: Demagogia e populismo non aiutano ad affermare e difendere la democrazia e il diritto allo studio

Foggia - “La democrazia reale e istituzionale ed il diritto allo studio non si affermano e non si difendono, quando serve, con la demagogia, che lasciamo a quanti trasformano i principi e le idee politiche in titoli di giornali e slogan populistici”. E’ la replica del segretario...

in Politica by Partito Democratico - pubblicato il 2010-12-04 13:03
Partito democratico

“La democrazia reale e istituzionale ed il diritto allo studio non si affermano e non si difendono, quando serve, con la demagogia, che lasciamo a quanti trasformano i principi e le idee politiche in titoli di giornali e slogan populistici”. E’ la replica del segretario provinciale del Partito Democratico di Capitanata, Paolo Campo, e del coordinatore della segreteria, Raffaele Piemontese, alle affermazioni di “due ex amministratori che dal PD sono usciti lamentando scarsa visibilità, ossia la mancanza di poltrone".

“I rappresentanti istituzionali del Partito Democratico, compreso Michele Bordo, ad ogni livello ed in ogni luogo, hanno condotto una battaglia durissima avverso la dannosa e inutile riforma dell’università, sostenuta dal governo contro migliaia di studenti, ricercatori e professori – continuano Campo e Piemontese – Con coerenza e impegno, il nostro partito, che ha presentato alla Camera 230 emendamenti, ha difeso il principio dell’universalità del diritto allo studio e contrastato la privatizzazione di fatto degli atenei progettata dalla Gelmini e da Tremonti. Ci siamo fatti portavoce del malessere e delle aspirazioni di quanti al merito ed al talento ci credono sul serio, coltivandolo a dispetto di strutture inadeguate, compensi ridicoli e tasse crescenti.

E' anche grazie all'ostruzionismo e alle iniziative parlamentari del PD se sono esplose le contraddizioni e le debolezze della maggioranza e se si sono create le condizioni per le auspicabili dimissioni dell’Esecutivo.

Tra queste battaglie e il taglio del finanziamento pubblico ai partiti non c’è alcun nesso logico e politico. Mettere la ricerca contro le organizzazioni che promuovono e tutelano la democrazia è profondamente sbagliato, perché proseguendo su questa strada non ci sarà più nessuno a contrastare il pensiero unico di chi i partiti può alimentarli con le proprie finanze o con quelle delle lobby che mirano a soddisfare i propri interessi e non certo quelli generali.

Tagliare in questo momento 20 milioni di euro ai partiti significa fare uno straordinario favore a Silvio Berlusconi. Se questo è ciò che desiderano i due ex amministratori del PD, non è certo ciò che vogliamo noi.

In realtà, come organizzare la democrazia è tema complesso e delicato, da affrontare con rigore intellettuale e politico e non certo come appendice casuale e demagogica all’altrettanto seria discussione sul futuro del sistema della formazione e della ricerca del nostro Paese.

Non è un caso – concludono Paolo Campo e Raffaele Piemontese – che ad impugnare la bandiera del populismo siano movimenti e micro formazioni politiche il cui unico obiettivo è guadagnare un po’ di visibilità con la speranza che si traduca in consenso elettorale. Ma spesso la demagogia e il populismo sono nemici della democrazia”.